martedì 10 gennaio 2017

FU IL MILAN DI SILVIO B. (E DI ARRIGO SACCHI) A DARE "IL COLPO DI GRAZIA" ALL'IMMAGINE DEI DUE CEAUSESCU IN ROMANIA E A PROVOCARE IL CROLLO DEL REGIME COMUNISTA DI BUCAREST

Il calcio,  sport popolare seguito da masse di milioni di tifosi,  a volte ha determinato gli eventi storici  e  curiosamente è stato il Milan di Silvio Berlusconi  (presidente),   di Arrigo Sacchi  (allenatore)  e dei due campioni olandesi Ruud Gullit e Marco Van Basten  a  "far accendere la miccia decisiva"  che pochi mesi più tardi determierà il crollo definitivo del regime comunista della Romania dove dominavano come satrapi incontrastati i due Ceausescu,  il padre Nicolae  (presidente della Repubblica Socialista della Romania)  e  il figlio paranoico Valentin  (presidente e  "padrone assoluto"  della squadra di calcio più famosa della Romania,  la Steaua Bucarest campione d'Europa nel 1986).    I regimi comunisti delle nazioni dell'Europa dell'Est,  già collassati sotto i colpi della mitica  "perestrojka sovietica"  di Mikhail Gorbaciov,   crollavano uno a uno con gli  "storici"  dittatori  (Erich Honecher in Germania Est,   Gustav Husak in Cecoslovacchia,  Todor Zhivkov in Bulgaria,  Janos Kadar in Ungheria,  il generale Jaruzelsky in Polonia)  e resistevano solamente la famiglia Ceausescu in Romania,   e due regimi  (quello della Jugoslavia e quello di Enver Hoxha in Albania)  che sarebbero crollati rovinosamente negli anni immediatamente successivi al 1990,   quello della Jugoslavia con una sanguinosa guerra civile dopo la morte del Maresciallo Tito  e  quello dell'Albania con migrazioni di massa di migliaia di cittadini poveri e disperati verso l'Italia.

La famiglia Ceausescu,  impopolare,  ha tentato un ultimo  "bagno di folla"  sperando in un clamoroso successo della squadra di calcio della Steaua Bucarest.   La squadra campione di Romania era la grande favorita dell'edizione 1989 della Coppa dei Campioni:  aveva nel proprio organico campioni assoluti come Gheorghe Hagi,  Marian Lacatus,  Gavril Balint,  Victor Piturca,  Ilie Dumitrescu  (che però era assente nella partita decisiva,  la finale di Barcellona).   La squadra romena si era sbarazzata con irrisoria facilità di avversari ostici come Sparta Praga,  Spartak Mosca,  Goteborg  e  Galatasaray Instanbul ridicolizzando regolarmente con punteggi molto larghi  (dopo aver dominato la partita)  tutte queste squadre nella partita di andata,  e quindi di fatto  "riposando"  spesso nelle partite di ritorno.   Giocava a Barcellona davanti a uno stadio di calcio pieno di tifosi della squadra avversaria ma questo fatto non era un problema:   già nella Coppa Campioni vinta nel 1986 la Steaua Bucarest aveva vinto  "praticamente in trasferta"  la partita decisiva che si giocava a Siviglia,  contro il Barcellona,  in uno stadio a nettissima prevalenza di tifosi catalani rispetto a quelli provenienti da Bucarest e dalla Romania.    I due Ceausescu erano già pronti al grande trionfo con  "bagno di folla"  a  Bucarest:  era già stato addirittura predisposto  "il viaggio trionfale"  con cerimonia conclusiva nella capitale della Romania,  e Valentin era partito per Barcellona per farsi immortalare nel grande momento della vittoria della seconda Coppa dei Campioni in soli quattro anni.   

Fu una disfatta memorabile:  4-0 per il Milan,  partita completamente dominata dalla squadra di Silvio Berlusconi e di Arrigo Sacchi  e  grazie a due gol di Gullit  e  agli altri due gol di Van Basten  (dopo soli 48 minuti di gioco tutto era già deciso con il risultato fissato sul 4-0  da un contropiede di Marco Van Basten a inizio del secondo tempo)  e  figuraccia internazionale clamorosa per la Steaua che mai,  sotto la presidenza di Valentin Ceausescu,  era stata umiliata con un simile pesantissimo punteggio in una partita di Coppa dei Campioni.    Invece della gloria e degli applausi del trionfo arrivarono al rientro in patria i fischi dei tifosi incazzati  (spesso il popolo perdona tutto ai politici,  anche la miseria e la fame,   ma  "MAI"  una pesante umiliazione sportiva come quella della finale di Barcellona del 24 maggio)  e  il crollo di popolarità che già era iniziato a causa dell'effetto domino delle altre rivolte nell'Europa dell'Est fu fatale alla famiglia Ceausescu.   Sei mesi più tardi,  nel mese di dicembre 1989  e  con un dittatore rumeno ormai talmente  "fuori dalla realtà"  che non si era nemmeno reso conto che la situazione internazionale precipitava  (dopo il crollo del Muro di Berlino nel novembre 1989  e  con la precipitosa fuga del dittatore bulgaro Todor Zhivkov che sembrava inamovibile e intoccabile)  e  che pensava addirittura di organizzare un grande raduno di popolo nella città di Timisoara per una manifestazione in suo sostegno,   si consumerà l'atto finale della rivoluzione di Romania con la tragica esecuzione in diretta di Nicolae Ceausescu per mano dei rivoltosi guidati da Ion Iliescu  (futuro presidente della Romania)  e del popolo furibondo,   ma si può dire che  "il vero inizio della fine"  fu la serata del 24 maggio 1989 nella partita di Barcellona che doveva essere il momento del trionfo che rilanciava l'immagine in quel momento gravemente declinante della famiglia Ceausescu  e  invece spegnendo per sempre il grande momento di gloria calcistica della Steaua Bucarest riportava il popolo della Romania a doversi confrontare con i suoi problemi reali,  la mancanza di libertà e la povertà economica,   e  accendeva  (probabilmente)  la miccia che alcuni mesi più tardi sarebbe diventata  "l'incendio della liberazione dal regime comunista"    



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