mercoledì 12 luglio 2017

IL COLPO DI SCENA NELLA RICOSTRUZIONE STORICA DEL GUFO ''L'AVVENTO AL POTERE DI MUSSOLINI ERA LA SOSTITUZIONE DELLA VECCHIA DESTRA LIBERALE CON UNA DESTRA RIVOLUZIONARIA''

La ricostruzione storica del Gufo questa sera pone l'accento su un fatto a dir poco inedito e sconosciuto alla maggior parte della popolazione italiana,   ossia la presa del potere da parte di Benito Mussolini con la ormai famosa  ''marcia su Roma''  di fine ottobre 1922.    Nella leggenda da tromboni che domina in Italia,   si identifica spesso il Fascismo che prende il potere come  ''un movimento di destra''  che manda a casa una democrazia in cui governava il centro sinistra,   ma si tratta di una leggenda metropolitana perchè l'avvento al potere del Fascismo fu quello di una destra  ''rivoluzionaria''  il cui leader carismatico era un ex socialista direttore del giornale  ''Avanti''  che sostituiva una destra autoritaria e conservatrice,   che però non era più capace di mantenere l'ordine e la legalità perchè era in mano ai  ''vecchi tromboni''  della politica che erano sulla scena dall'inizio di quel secolo,   quindi da circa 20 anni,   e come spesso accade alle classi politiche  ''vecchie''  e sulla scena da troppi anni quella vecchia destra conservatrice e liberale era diventata incapace di rinnovarsi negli uomini  e  nei metodi politici  e  preoccupata più della conservazione dei propri privilegi di Casta che di risolvere i problemi reali dei cittadini.   

Nulla di tutto ciò è vero.    Dal mese di febbraio 1922,   dopo un periodo di grave instabilità politica nel quale si erano alternati diversi governi negli anni del Dopoguerra dal 1919 fino al 1922  con  un grottesco tentativo di  ''colpo di Stato''  da parte del Poeta Gabriele D'Annunzio e della sua avventura di Fiume,   il primo ministro italiano era certamente un uomo di destra,   un uomo  ''legge ed ordine'',  l'avvocato Luigi Facta del Partito Liberale,   appoggiato dalla vecchia cariatide della politica italiana Giovanni Giolitti.     Di estrazione liberale  e  di nobile professione,   Facta aveva una mentalità borghese e conservatrice,   non poteva certamente essere definito  ''un uomo del centro sinistra''  ed era chiaramente identificabile come un uomo di centro destra,   magari  ''moderato''  ma indubbiamente schierato a favore dei  ''poteri forti''  degli anni turbolenti del Dopoguerra.    

Facta era considerato un mediocre,   ma in realtà era autoritario e rigidamente conservatore,   e  nel momento in cui fu nominato presidente del Consiglio  -  come spesso accade a quelli considerati mediocri dai loro stessi alleati  -  dimostrò una ferrea volontà di rimanere incollato alla poltrona a qualunque costo.   Quando fu chiara l'intenzione di Mussolini di inscenare una marcia su Roma nella prima metà di ottobre,   e  nonostante l'organizzazione di quella marcia era assai grottesca e al limite del ridicolo,   a tal punto che un esercito regolare come quello al servizio del Re nel caso in cui fosse stato investito di pieni poteri avrebbe spazzato via in poche ore questa  ''insurrezione''  arrestando i capi della stessa,   Luigi Facta pur nel suo modo assai esitante propose al Re la proclamazione dello stato di assedio  e  quindi l'attribuzione al Governo dei poteri emergenziali necessari per ripristinare l'ordine pubblico.   Un tizio che propone lo stato di assedio non ha certamente una mentalità di centro sinistra,   ma è un premier conservatore  e  autoritario che vuole risolvere la situazione facendo ricorso all'uso della forza.    A dire il vero,   nella prima riunione con il Re sembrava che Facta avesse  ''via libera''  e  che il sovrano fosse intenzionato a firmare il decreto con cui si proclamava lo stato di assedio  e  si ordinava ai militari di reprimere l'insurrezione,   ma poi i cronisti e gli storici riportano il colpo di scena  e  il grande stupore dello stesso Luigi Facta quando,   dopo avere predisposto il testo del decreto che nelle linee guida era stato probabilmente concordato in precedenza con il Re,    non solo si vide opporre un netto rifiuto da Vittorio Emanuele che aveva clamorosamente e inaspettatamente cambiato idea,   ma fu addirittura congedato in modo drastico con una secca frase del Re che diceva al presidente del Consiglio  ''adesso bisogna che uno di noi due si sacrifichi''   alla quale Facta,   privo di fantasia  e  rigidissimo come tutti i conservatori,   per la prima volta in vita sua riuscì a rispondere in modo pronto e brillante con la frase  ''Vostra Maestà non ha bisogno di specificare a chi di noi due tocca sacrificarsi''  e  si congedò andando a firmare la lettera con la quale rassegnava le dimissioni immediate e irrevocabili da presidente del Consiglio.

Quella di Mussolini non è mai stata quindi  ''la destra che sale al potere mandando a casa il centro sinistra con un colpo di Stato'',   ma solamente  ''la destra rivoluzionaria che sostituisce la destra storica'',   la quale dopo oltre 60 anni di quasi ininterrotto dominio dall'Unità d'Italia fino al 1922 aveva probabilmente esaurito il suo ciclo storico  e  la sua funzione,   era stata incapace di rinnovarsi  e  non sapeva proporre niente altro che personaggi considerati  ''vecchie cariatidi della politica''  come il Facta che dominava dalla poltrona di presidente del Consiglio  e  il Giolitti che dietro le quinte faceva  ''il suggeritore''  di Facta,   proponendo a fasi alterne  e  con improvvisi cambiamenti di idee di assumere nei confronti del Fascismo atteggiamenti di ricerca di un'alleanza  oppure  aggressività  a seconda delle circostanze politiche del momento  e  delle convenienze.    E infatti il primo governo Mussolini,   quello democraticamente eletto dal Parlamento nell'ottobre del 1922 con il voto di fiducia,  era largamente  ''un governo di minoranza''  nel quale il Fascismo disponeva solamente di poche decine di seggi,   sostenuto con il voto decisivo dei partiti centristi  e  di larghi settori del Partito Liberale.      Con Mussolini nel 1922 non sale al potere la destra in Italia,   si registra solamente  ''una sostituzione tra vecchia destra e nuova destra'',   e  in quel momento storico molti pensavano che Mussolini,   rivoluzionario  e  populista  e  in grado di agire con metodi molto violenti  e  spregiudicati,   spazzando via i politici troppo rigidi e conservatori avesse liberato l'Italia dalla destra peggiore,   quella tecnocratica,   burocratica  e  al servizio della cricca di affaristi della Corte del Re  e  della cricca dei grandi militari che dominava spesso nella burocrazia italiana.    Il primo a pensare questo era proprio il Re Vittorio Emanuele,   che aveva detto  ''NO''  alla proposta di Facta proprio per indurre il presidente del Consiglio alle dimissioni  e  per nominare al suo posto Benito Mussolini,   e  il Gufo non ha esitazione ad affermare che quello di Mussolini fu  ''un colpo di Stato reso possibile dalla volontà precisa del Re di fare procedere gli eventi politici in quella direzione''  e  che all'inizio della sua avventura,   prima di trasformarsi in un vero e proprio dittatore solitario  e  autoritario che reprimeva il dissenso degli oppositori con metodi violenti  e  illegali,   non è corretto parlare di  ''governo Mussolini''  ma di una vera e propria  'diarchia'  di due uomini,   Mussolini e il Re,   che avevano congedato e mandato a casa una vecchia classe politica della quale molti italiani si erano stancati


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