domenica 16 luglio 2017

SIAMO ''SUDDITI'' DI UN SISTEMA PERVERSO E NON DEI POLITICI, E QUESTO E' ANCORA PIU' GRAVE E DEVASTANTE PER NOI CITTADINI

''SUDDITI''.    Una parola che il grande scrittore solitario Massimo Fini utilizza spesso per descrivere la condizione di noi cittadini occidentali,   ormai praticamente ridotti in schiavitù non da un esponente politico oppure da un sistema di partiti,   non da Silvio B.  oppure da Matteo Renzi,    ma siamo diventati  ''sudditi''  del sistema stesso che noi abbiamo creato.    ''Abbiamo creato un mostro che non riusciamo più a dominare e a governare,   e  quel mostro stesso da noi creato ci porterà alla rovina prima economica e materiale,   e  poi come diretta conseguenza alla disgregazione del tessuto sociale e al tracollo morale''.     Il mostro è un sistema obbrobrioso che in Italia ha prodotto più di 20.0000 leggi  e  una marea di circolari interpretative emanate da un numero sterminato e infinito di uffici e di Enti,   che di fatto rende impossibile anche per il cittadino più volonteroso e ben intenzionato il rispetto della legge  e  fa oscillare perennemente la situazione del popolo e della politica italiana tra anarchia totale,  caos  e  arbitrio delle istituzioni che molte volte  ''chiudono gli occhi''  di fronte a fatti gravissimi  e  al tempo stesso puniscono severamente delle mancanze meramente formali o comunque irrilevanti rispetto al contesto generale.     Il mostro a livello mondiale  ''esporta la democrazia''  e  in nome di quello che teoricamente sarebbe un nobile principio impone l'arbitrio con la forza e con la violenza da parte delle nazioni più potenti e ricche nei confronti delle nazioni povere dissestate e devastate da guerre civili interne,  dittature  e  povertà,   senza tenere conto che quelle nazioni prima di raggiungere gli standard evoluti che noi abbiamo raggiunto hanno bisogno di procedere con il loro passo  e  nel rispetto delle loro tradizioni territoriali  e  secolari,   che non possono essere omologate alle nostre tradizioni  e  che devono quindi essere profondamente valorizzate  e  approfondite con la voglia di  ''comprendere e capire prima di pretendere di agire''.    Il mostro fa finta nei discorsi pubblici che la depressione non esiste,   che le malattie mentali  e  il disagio esistenziale non esistono,   che non sono il prodotto di questo sistema economico troppo competitivo che ha spesso trattato  ''come pesi morti''  i più deboli e i più lenti,   quelli colpevoli di rallentare la produzione,   e  relega la soluzione di questi problemi non alla Politica come sarebbe auspicabile e necessario,   ma alla sola Scienza Medica.    

Il Gufo osserva in modo assai perplesso e preoccupato l'evoluzione di questo sistema che pretende di potersi fondare sulla continua accelerazione della velocità del progresso e della produzione,   sulle crescite esponenziali  e  potenzialmente infinite,   su un appiattimento e una omologazione che alla fine ha come effetto paradossale uno svuotamento e una sparizione delle tradizioni antiche,   delle radici sulle quali si fonda la cultura di un popolo,   e  allora accade quasi per reazione che chi propone valori  ''forti''  e  addirittura soluzioni  ''radicali''  come gli estremisti religiosi trova spazio perchè nella situazione generale di svuotamento dei valori tradizionali la soluzione  ''radicale''  che essi propongono fornisce speranza e sicurezza per chi si trova in una situazione di assoluta miseria materiale  e  di disperazione.    La soluzione che propone da sempre il Gufo è il rallentamento della velocità del sistema,    l'iniezione nel sistema di forti correttivi sociali,    la realizzazione di piccole opere sociali come i  ''centri di ascolto psicologici''  che aiutano le persone sofferenti a superare la propria condizione personale di sfiducia  e  di depressione,   il riconoscimento del fatto che anche  ''avere paura''  e  ''sentirsi soli e depressi''  non è l'ammissione di un fallimento personale e di una sconfitta,   ma la posa della prima pietra verso la soluzione del problema,   la base rappresentata dal riconoscimento della propria condizione personale  e  sociale  e  della ricerca delle cause che hanno determinato questa condizione di disagio.    Il Gufo propone quindi di passare dalla condizione di  ''SUDDITI''  alla condizione di persone consapevoli,   e  questo si potrà realizzare solamente compiendo il primo passo,   ossia smettere di considerare  ''matti''  e  ''strani''  gli scrittori solitari che propongono questo tipo di analisi e di riflessioni  e  analizzare a fondo quello che loro scrivono,   per verificare se nelle loro frasi può essere contenuto uno spunto per prendere conoscenza dei problemi dei nostri tempi in modo serio  e  senza lasciarsi trascinare in tentazione dagli urlatori di slogan demagogici  e  dai  ''venditori di fumo''  che illudono i popoli facendo credere alle persone che hanno sempre una soluzione  ''facile e pratica''  a  portata di mano quando la verità è che problemi complessi hanno soluzioni molto complicate  e  spesso generate in tempi assai lunghi  e  dopo riflessioni molto lente      

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