Per comprendere questo racconto di pura fantasia del blog del Gufo, proviamo a fare un esempio pratico e a immaginare una grande sala da giochi con due enormi stanze. Nella stanza principale quattro giocatori molto abili sono seduti al tavolo dove si gioca a "poker": uno di essi ha in mano un tris di assi, il secondo giocatore ha in mano un tris di figure, il terzo giocatore ha nelle proprie mani una "doppia coppia", il quarto giocatore ha in mano cinque carte diverse ma grazie alla sua abilità nell'arte del "bluff" riesce a illudere e a convincere gli altri tre giocatori che ha nelle proprie mani ottime carte, potenzialmente vincenti. I tre giocatori decidono di pescare ognuno di essi una carta: ai primi due giocatori sarà sufficiente pescare "la quarta carta" del proprio seme per realizzare il "poker" decisivo e vincere la partita, il terzo giocatore spera nelle divisioni tra i primi due giocatori (e nel fatto che decidendo entrambi di pescare una sola carta, nessuno di essi possa trovare quella vincente e in tal modo, se è fortunato, può trovare una carta che trasformi una delle due coppie in un tris e nella combinazione vincente "tris più coppia" (il mitico "full") che gli consenta di vincere la partita). Il quarto giocatore nel momento decisivo si ritira, ammette di avere in mano niente altro che carte inutili totalmente diverse tra di loro e quindi "zero possibilità" di realizzare combinazioni vincenti; mentre esce dalla sala e si ritira nella sala accanto a quella da gioco getta in modo rabbioso le carte sul tavolo, ma abilmente (senza farsi accorgere dell'inganno da nessuno) ne butta sul tavolo solamente quattro perchè la quinta (l'asso di picche) la passa "sotto banco" al giocatore che aveva nelle proprie mani tre assi il quale realizza quindi un "poker di assi" che gli consente di vincere nettamente la partita contro gli altri due giocatori, che si fermano alle combinazioni che avevano già nelle loro mani (il tris di figure e la "doppia coppia").
Come è stato possibile l'inganno, senza che nessuno se ne accorgesse? Accanto al salone con il tavolo da gioco, era stata fisicamente costituita una "stanza di compensazione" molto affollata, in cui nei giorni precedenti alla partita di poker decisiva casualmente si erano incontrate due persone che non avevano teoricamente nulla in comune tra di loro. Uno dei due era "il quarto giocatore", quello che teoricamente stava partecipando alla partita di carte (sia pure con esito disastroso, infatti non aveva in mano niente altro che scarti completamente inutili per competere seriamente con gli avversari) ma che era stato molto abile nella tattica del "bluff", facendo credere agli altri tre giocatori che avrebbe continuato fino alla fine a giocare la partita (e in tal modo, avendo nelle proprie mani il quarto asso, avrebbe impedito al giocatore con in mano il semplice "tris di assi" di poter realizzare il "poker", e quindi lo avrebbe svantaggiato nelle fasi finali della partita); l'altro giocatore era uno di quelli che inizialmente aveva partecipato alle prime partite ma poi aveva deciso di chiamarsi fuori perchè il gioco non lo entusiasmava e anzi lo annoiava. Nella "stanza di compensazione", lontano dagli occhi indiscreti degli altri tre giocatori e del pubblico appassionato di carte che stava seguendo con grande interesse la partita, e soprattutto lontano dagli occhi indiscreti della giuria e dei cronisti che verbalizzavano l'esito della partita, fu presa la decisione da parte del giocatore di ritirarsi poco prima della "pesca decisiva dal mazzo" con abile diversivo della carta inserita a tradimento in quel punto del mazzo dove potesse essere pescata esclusivamente dal giocatore che disponeva del "tris di assi", ma per arrivare fino a quel punto della partita senza interromperla prima della mano decisiva, era necessario che "quello della stanza di compensazione" fornisse dall'esterno informazioni decisive sulle carte che erano nelle mani di uno dei suoi avversari e soprattutto procurasse le risorse necessarie per proseguire nelle "puntate" che gli consentissero di prendere parte (almeno nella fase iniziale) alla "mano" decisiva.
Siccome "la stanza di compensazione" era un luogo fisico di dimensioni non piccole e non esigue, è possibile che in quel luogo affollato avessero preso parte agli incontri altre persone, a loro volta beneficiate dal proficuo scambio di informazioni che avvenivano in quella super segreta postazione, ed era necessario che le assenze improvvise del giocatore che si assentava dal tavolo per incontrarsi con "l'aiutante esterno" fossero sapientemente organizzate e predisposte con un sistema di precisione quasi scientifica di "presenze / assenze" alternate tra i due, e simultanee in alcuni momenti decisivi, in modo che non si manifestassero le condizioni per gli altri partecipanti alla partita di chiedere la sospensione della stessa per mancanza del numero minimo delle persone fisicamente presenti al tavolo di gioco nella successione cronologica delle "mani" di quella partita di poker; e quindi con questa abilissima strategia si arrivava al risultato finale della vittoria con "poker di assi" da parte del favorito della partita il quale aveva ricevuto l'aiuto decisivo da parte di uno dei "teorici" avversari, che aveva abilmente simulato in diverse circostanze di essere il più terribile dei suoi concorrenti ma che in realtà, non affondando mai con decisione il colpo decisivo quando se ne presentava l'occasione favorevole, aveva "fatto da stampella" al futuro vincitore della partita di poker. Alcuni definiscono questa partita di carte come quella della "stanza di compensazione" dello scambio reciproco di favori e di "pacche sulle spalle", al Gufo in questo racconto di pura fantasia piace il termine inglese "network", descrive in modo sapiente e beffardo la costruzione di una "rete" che separa il loro mondo dal "resto del mondo". Da una parte il mondo delle "pacche sulle spalle" dove si è voluta mantenere accesa la luce della stanza con il tavolo da gioco, dall'altra parte il mondo dei perdenti che sono stati fregati da queste altissime strategie, e in un angolino colui che "accende un faro" su questi metodi e sistemi perchè avendo fatto parte in passato del gruppo dei giocatori di poker, ne ha conosciuto strategie di gioco e tattiche di simulazione, e può quindi procedere a descrivere queste vicende con racconti di pura fantasia e di mera immaginazione perchè anche quando i giocatori hanno continuato a mantenere accesa la luce, è sempre buona regola che qualcuno possa "accendere un faro" per illustrare al pubblico ciò che è accaduto nella stanza accanto, la mitica "stanza di compensazione"
Nessun commento:
Posta un commento