Era entrato con la sua "sacca da viaggio" piena di effetti personali, qualche indumento fornito da coloro che lo avevano accompagnato nel luogo del suo ultimo viaggio. La mente era spenta e in alcuni momenti assente, lo sguardo triste, ma per fortuna in quella bellissima struttura un grande parco, spettacolare "polmone verde" abbellito da diverse fontane e fioriere e da qualche albero secolare, impreziosita dalle panchine di legno su cui spesso riposavano gli ospiti, c'era anche uno spazio per la riflessione, da esercitare nella più completa solitudine. Lo avevano trasportato nel luogo dove si sarebbe compiuto definitivamente il suo destino, quel "malato di mente" non più nelle condizioni di vivere in questa realtà caotica; eppure i suoi pensieri dimostravano una sorprendente lucidità e anche momenti di grande razionalità. La sua unica colpa era quella di essere rimasto solo, non più giovane e in quella fase inesorabile di declino fisico in cui il pensiero non è più rivolto al futuro, ma alla trasformazione del corpo in "spirito libero", preludio a quel Cielo che lo avrebbe accolto quando lui si sarebbe stancato di passare le sue ultime giornate in quella clinica meravigliosa, circondato da medici e da infermieri che si prodigavano per lui, per assicurarsi che quel futuro così esiguo che aveva davanti non fosse inutile e doloroso supplizio ma potesse trasformarsi in un momento in cui esprimere i pensieri reali, quelli che non ha più senso nascondere perchè davanti a sè egli non aveva più il tempo e lo spazio delle "valutazioni di opportunità e di convenienza" ma solo l'abbraccio degli ultimi istanti di Vita terrena. Quando usciva a camminare lentamente nel percorso pedonale del "polmone verde", con passo incerto, lento e assiduo ma costante, protetto dalla sagoma secolare degli alberi e accompagnato dal colore vivace e dal profumo intenso dei fiori, il "malato di mente" estraeva dalla sua piccola preziosa "sacca da viaggio" qualche ricordo, e si sedeva sulla panchina con qualche lacrima agli occhi perchè lui sapeva benissimo che aveva vissuto in modo forte, intenso, a volte addirittura esagerato e "sopra le righe".
Non si sapeva bene perchè fosse stato ricoverato in quella clinica, abbandonato da tutti e isolato dal mondo; forse quella Voce che aveva prodotto sensazioni strampalate e in qualche caso addirittura scandalo doveva essere finalmente messa a riposo, silenziata, avvolta nel Grande Sarcofago e per sempre mummificata, perchè una volta rinchiuso in quella "piccola prigione" il mondo attorno a lui potesse riprendere la propria marcia trionfale, senza più nessuno che con le sue forti grida facesse il tentativo di "squarciare il muro del silenzio". Il "malato di mente" possiede il talento naturale e il dono della Scrittura, e proprio per questo quella valigia che tante volte lo aveva condotto nei suoi "Castelli delle Favole che vivono sospesi in aria in mezzo alle nuvole" doveva essere riempita di qualche scarno e scarso effetto personale, compagna di viaggio "fisica" di una persona che già da tempo aveva deciso di assentarsi, andando a vivere "sopra le nuvole" in un "piccolo mondo" che non divideva con nessun altro, talmente era irreale e fantastico. Quando si compirà definitivamente quel destino inevitabile che già da tempo è scritto e scolpito nella roccia, e di cui si intravedono incredibili e nitidi i primi sintomi quasi inquietanti, il piccolo viaggiatore si sentirà finalmente come i mitici uccelli acquatici che spesso ha fotografato nelle sue straordinarie e irripetibili avventure, e aprendo le ali non si rinchiuderà per sempre "dentro le quattro mura" di quella struttura, ma da quella che era stata immaginata come la sua ultima prigione spiccherà il volo e salirà in Cielo, dove nessuno lo potrà mai raggiungere
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