lunedì 27 giugno 2016

LA LIBERTA' POLITICA DEL GUFO E' NATA GRAZIE ALLA DEPRESSIONE

Alcune serate Massimiliano  "suggerisce"  al Gufo l'argomento del post,  e il Gufo è contento:  ci sono serate,  come questa,  in cui il Gufo è in una condizione di solitudine e non riesce a trovare l'argomento del post,   la sua fantasia non è fertile,  il Gufo è avvolto dalla  "nebbiolina grigia".   Massimiliano questa sera ha appaltato al Gufo un post sulla libertà nella politica,   la libertà dalle logiche assurde dei partiti,  dalle logiche delle convenienze del momento,  da quelle  "regole"  che dovrebbero essere rigide ma che in realtà sono molto elastiche,  in fondo un proverbio recita che  "le regole nei confronti dei nemici politici si applicano,  mentre a favore degli amici si interpretano".    Ne dovrebbe discendere che il Gufo,  libero blogger solitario che scrive da una postazione indipendente e da un  "salottino da thè"  di cui il Gufo stesso è l'unico ospite,   per parlare di libertà racconterà la propria esperienza,   a un certo punto il Gufo è volato via dalla palude dei partiti e dei loro insulsi  "teatrini politici"  per navigare sicuro nell'oceano della scrittura e della libera espressione del proprio pensiero.   In realtà  LA LIBERTA'  DEL GUFO E'  NATA IN UN MOMENTO IN CUI IL GUFO NON ERA LIBERO  e la prigione del Gufo non era la sede decrepita di un partito fatiscente  (il Gufo è stato tesserato del Popolo della Libertà,  partito rissoso e caotico ma liberale,  nel quale il  "pensatore solitario"  magari non faceva carriera ma aveva diritto al proprio piccolo spazio isolato dagli altri,   che non ha niente a che vedere con l'attuale ridicola Forza Italia che espelle i dissidenti):  la prigione del Gufo si chiamava  "depressione".    Il pensiero non era libero,  era zavorrato dalla sensazione di inadeguatezza e dal profondo pessimismo del Gufo;  i pregiudizi dominavano l'anima del Gufo e impedivano al Gufo di esprimersi liberamente,  lo spingevano ad accettare passivamente le decisioni più insensate e più assurde che avevano il solo merito  (si fa per dire....)  di essere  "calate dall'alto"  da qualche Grande Guru della politica,   senza essere state discusse da nessuno se non dai  "soliti noti"  in qualche stanza di qualche Palazzo lontano dai problemi reali della gente e dalla realtà.    Nel momento in cui il Gufo,  con il percorso di psicoterapia cognitiva,  ha iniziato a liberarsi dalla depressione si è liberato anche dalla politica attiva:  perchè quello non era il posto del Gufo,  quello non era il luogo dove il Gufo poteva dare e offrire la parte migliore di sè stesso,  e quindi da quel luogo se ne doveva andare via rapidamente per salvare la propria anima,  e quando Benini ha tradito la promessa con il Gufo,  è come se una parte invisibile del Gufo stesso  (nascosta nelle profondità dell'anima del Gufo)  avesse detto  "FINALMENTE SONO LIBERO"  prendendo il volo con la scrittura,  con la narrazione,  realizzando quel piccolo sogno di fare  "lo scrittore dilettante"  che il Gufo aveva fin dalla giovane età e che aveva sempre represso sacrificando la sua vera natura.   Adesso il Gufo è libero,  ma la libertà del Gufo è nata da una malattia terribile che si chiama  "depressione"  e sembra incredibile,  nel giugno 2016,  ripensare a quelle parole che iniziarono il percorso di psicoterapia  (nel gennaio 2013)  in cui si diceva  "la depressione può essere un dono,  può far emergere i problemi e trasformarsi in un motore per il cambiamento".    Caro Massimiliano,  non esiste  "LIBERTA'  NELLA POLITICA":   la libertà vera è quella di trovare la propria strada e costruire una piccola esistenza  "a misura di Gufo",  e non ha importanza se il Gufo non fa carriera;   il vecchio Gufo si guarda indietro e pensa  "se fossi diventato un politico locale,  magari un assessore,  mi sarei impegnato a tempo pieno in questa legislatura e non avrei mai fatto i miei meravigliosi viaggi in pullman,  soprattutto quelli in Olanda",   e allora è meglio per tutti,  meglio anche per il Gufo,  che la sua vicenda personale si sia evoluta in un modo decisamente anomalo e inaspettato,  ma che ha salvato la vita del vecchio Gufo:   la libertà nella politica,  per il Gufo,  ha voluto semplicemente dire  "libertà dalla politica"     

1 commento:

  1. Sono d'accordo, caro Gufo, ma non del tutto. La libertà all'interno dei partiti consolidati è spesso limitata, se non impedita, dal "superiore interesse" (leggasi: dalla convenienza del momento), dalle regole, dalle linee dettate da chi, spesso, neppure si conosce personalmente. Così capita che un singolo militante vorrebbe prendere delle iniziative, vorrebbe dissociarsi da una linea, ma "non può", o perché rischia l'espulsione (nei casi più gravi), oppure perché rischia l'isolamento dalla parte maggioritaria. Il caso più eclatante, senza voler entrare nel merito delle ragioni e dei torti, fu quello di Gianfranco Fini "cacciato" dal PDL. Naturalmente vi sono stati altri esempi, sia a destra che a sinistra. Il Partito, con la P maiuscola, di norma esige obbedienza, detta una linea e le linee vanno seguite, di norma. Poi ci sono partiti più o meno aperti, più o meno democratici, ma il quadro di fondo non varia: l'adesione ad un partito comporta, di norma, la rinuncia ad una parte della propria libertà. Diverso, invece, è il caso dei movimenti e dei gruppi civici, dove la linea non è "calata dall'alto", ma è la somma dei contributi dei singoli componenti (inutile dire che il M5S, a tal riguardo, è un'infelicissima eccezione). Quando dici, quindi, che "non esiste la libertà nella politica" ti posso rispondere che in taluni contesti esiste. Poi, naturalmente, sta a ciascuno di noi stabilire a quanta libertà possa rinunciare, in nome del partito o del gruppo, ed a quanta no.

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