Il Gufo ha accolto l'invito del Ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini e fatto proprio dalle tre principali musei della zona limitrofa a Castelli Calepio (l'Accademia Carrara di Bergamo, l'Accademia Tadini di Lovere e l'Accademia Brera di Milano), che hanno deciso di destinare gli incassi derivanti dalle visite di domenica 28 agosto a favore delle popolazioni colpite dal gravissimo terremoto che ha devastato alcuni paeselli dell'Italia Centrale, e ha visitato la Pinacoteca dell'Accademia Brera di Milano, trascorrendo un meraviglioso pomeriggio in cui la visione di alcuni capolavori della pittura italiana si traduceva concretamente nella possibilità di compiere un piccolo gesto di solidarietà nazionale. Visitare la Pinacoteca dell'Accademia Brera di Milano significa riuscire a vedere da vicino diverse opere straordinarie della pittura italiana di fama mondiale, ma significa innanzitutto vedere due opere dipinte in un modo incredibilmente vicino alla realtà, due quadri eccezionali che rappresentano il simbolo della Vita e il simbolo della Morte.
"Il Cristo morto" di Andrea Mantegna è indubbiamente il capolavoro assoluto della pinacoteca milanese, è posizionato al centro di una sala (nella posizione che spetta all'opera principale di un museo) ed è circondato da diversi capolavori, tra i quali due dipinti straordinari di Giovanni Bellini, "La pietà" e "La Madonna con il Bambino") e ha colpito il Gufo per la drammaticità della rappresentazione del cadavere di Cristo dopo la morte, dipinto in un modo talmente reale da offrire una sensazione di un evento dalle conseguenze ormai irrimediabili e ineluttabili come la morte. Il corpo di Cristo giace disteso rigidamente su un tavolo di legno duro dell'obitorio, la testa appoggiata su un cuscino, la pelle di colore molto chiaro e pallido (con il colore del sangue rosso appena accennato, come se l'autore non avesse voluto un contrasto troppo forte tra il colore del sangue e il pallore del colore della pelle), il volto con i lineamenti duri, gli occhi irrimediabilmente chiusi, il lenzuolo e il sudario che avvolgono il corpo con le pieghe del tessuto in evidenza, e i fori dei chiodi della croce dipinti in modo talmente preciso da sembrare quasi veri. Accanto al corpo di Cristo due donne (tra cui la Vergine) con un viso molto provato dal dolore, un viso invecchiato: la scena è dipinta in modo talmente drammatico e reale che l'osservatore stenta a credere che poche ore dopo la Morte (descritta con dettagli fortissimi, inequivocabili) Cristo risorgerà a nuova Vita. Accanto a questo quadro, nella parete, un altro dipinto di "Cristo morto" (questa volta di Annibale Caracci) propone un confronto con il dipinto del Mantegna; si tratta di un dipinto molto più rozzo, i segni del sangue molto più visibili, sono due rappresentazioni che vogliono descrivere in modo simile e diverso al tempo stesso la realtà della morte di Cristo.
"Il bacio" di Francesco Hayez è il quadro che simboleggia l'Amore e la Vita. Una coppia perfetta, quella formata dall'uomo vestito in marrone (con cappello marrone) con pantaloni rossi del quale non si riesce a vedere in pieno il viso, in quanto abbraccia fortemente la propria donna, vestita di azzurro, con una lunga chioma corvina; anche della donna si percepiscono solamente di sfuggita i lineamenti e non si vede il volto. Mancando la visione dei due volti, l'attenzione si concentra sulla passionalità e sulla perfezione del gesto del bacio: l'Amore trionfa e si conferma il gesto di Vita più bello, più puro, più genuino.
Il tema dominante della Pinacoteca è quello di proporre, nella stessa sala oppure in sale vicine, il confronto tra diversi autori in opere dal titolo uguale, quasi a voler invitare l'osservatore (soprattutto quello con occhio inesperto e da dilettante come il Gufo) a fare una scelta dopo aver compiuto un confronto tra i due dipinti. Il Gufo quindi predilige "La pietà" di Giovanni Bellini rispetto al quadro dallo stesso titolo dipinto da Lorenzo Lotto; il Gufo ovviamente preferisce "Il Cristo morto" di Andrea Mantegna rispetto a quello dipinto da Annibale Caracci; infine il Gufo a sorpresa predilige "Il cenacolo" di Daniele Crespi dipinto con colori vivaci (nel quale sono messi in rilievo e in primo piano i commensali Gesù e gli Apostoli, le portate della cena, e sopra la testa di Gesù due angioletti che reggono uno striscione con una scritta di lode e di gloria) rispetto al quadro "L'ultima cena" di Pieter Paul Rubens, in cui i colori sono molto scuri e anche lo sfondo del quadro è decisamente scuro, non si vedono portate sul tavolo in quanto sono rappresentati i commensali e Gesù in una fase di orazione e di meditazione, si nota invece in alto vicino alla finestra un testo sacro aperto in mezzo a due candele accese), mentre il paragone in materia di dipinti veneziani è dominato dal Canaletto, i cui quadri sono di una precisione spettacolare e sembrano quasi cartoline per turisti, rispetto ai dipinti veneziani di Francesco Gualdi.
Il Gufo segnala infine anche altre opere: oltre ai molti trittici e pollittici, un dipinto imponente di grandi dimensioni di Giovanni e Gentile Bellini descrive il tema "Predica di San Marco che parla ai fedeli nella piazza di Alessandria d'Egitto", son rappresentati il Santo in primo piano che parla dal un palco improvvisato sopra una scaletta e la folla dei fedeli (tra i quali si distinguono uomini in turbante e donne coperte da un lungo velo bianco), la Basilica - Moschea di Alessandria in sottofondo (con torri laterali e minareto), posizionata dietro ai fedeli e al Santo, con la sua facciata, circondata dalle case della città; e il Gufo infine segnala un quadro monumentale e imponente per dimensioni e per numero di personaggi e situazioni dipinte, "La cena in casa di Simone" di Paolo Veronese, dove sono messe in evidenza diverse situazioni: la Maddalena che unge i piedi di Gesù, la tavola riccamente imbandita con la sua splendida tovaglia e le numerose pietanze, il numero elevatissimo di partecipanti alla cena con i loro elegantissimi vestiti, un cane davanti al tavolo, il tutto in un contesto "strano" di un quadro nel quale convivono pacificamente lo sfarzo e il grande lusso della scena della cena e della tavola imbandita e il gesto di umiltà (che si svolge in uno dei due lati del quadro, rischiando quasi di passare inosservato in mezzo all'immensità della scena) della Maddalena che unge i piedi di Gesù.
Due grandissimi musei (la Pinacoteca Carrara a Bergamo e la Pinacoteca Brera a Milano) sorgono a soli 70 chilometri di distanza da Castelli Calepio, rappresentano due assolute eccellenze dell'arte e della pittura a livello nazionale e anche mondiale, con diversi autori prestigiosi e capolavori unici al mondo, e il Gufo è estremamente felice di aver potuto concludere le proprie vacanze estive, prima di riprendere il lavoro, non solo con il suo "tradizionale" viaggio in Europa in pullman nelle bellissime Foresta Nera e Alsazia, ma anche trascorrendo due pomeriggi a visitare questi irripetibili e straordinari capolavori dell'arte italiana
"Il bacio" di Francesco Hayez è il quadro che simboleggia l'Amore e la Vita. Una coppia perfetta, quella formata dall'uomo vestito in marrone (con cappello marrone) con pantaloni rossi del quale non si riesce a vedere in pieno il viso, in quanto abbraccia fortemente la propria donna, vestita di azzurro, con una lunga chioma corvina; anche della donna si percepiscono solamente di sfuggita i lineamenti e non si vede il volto. Mancando la visione dei due volti, l'attenzione si concentra sulla passionalità e sulla perfezione del gesto del bacio: l'Amore trionfa e si conferma il gesto di Vita più bello, più puro, più genuino.
Il tema dominante della Pinacoteca è quello di proporre, nella stessa sala oppure in sale vicine, il confronto tra diversi autori in opere dal titolo uguale, quasi a voler invitare l'osservatore (soprattutto quello con occhio inesperto e da dilettante come il Gufo) a fare una scelta dopo aver compiuto un confronto tra i due dipinti. Il Gufo quindi predilige "La pietà" di Giovanni Bellini rispetto al quadro dallo stesso titolo dipinto da Lorenzo Lotto; il Gufo ovviamente preferisce "Il Cristo morto" di Andrea Mantegna rispetto a quello dipinto da Annibale Caracci; infine il Gufo a sorpresa predilige "Il cenacolo" di Daniele Crespi dipinto con colori vivaci (nel quale sono messi in rilievo e in primo piano i commensali Gesù e gli Apostoli, le portate della cena, e sopra la testa di Gesù due angioletti che reggono uno striscione con una scritta di lode e di gloria) rispetto al quadro "L'ultima cena" di Pieter Paul Rubens, in cui i colori sono molto scuri e anche lo sfondo del quadro è decisamente scuro, non si vedono portate sul tavolo in quanto sono rappresentati i commensali e Gesù in una fase di orazione e di meditazione, si nota invece in alto vicino alla finestra un testo sacro aperto in mezzo a due candele accese), mentre il paragone in materia di dipinti veneziani è dominato dal Canaletto, i cui quadri sono di una precisione spettacolare e sembrano quasi cartoline per turisti, rispetto ai dipinti veneziani di Francesco Gualdi.
Il Gufo segnala infine anche altre opere: oltre ai molti trittici e pollittici, un dipinto imponente di grandi dimensioni di Giovanni e Gentile Bellini descrive il tema "Predica di San Marco che parla ai fedeli nella piazza di Alessandria d'Egitto", son rappresentati il Santo in primo piano che parla dal un palco improvvisato sopra una scaletta e la folla dei fedeli (tra i quali si distinguono uomini in turbante e donne coperte da un lungo velo bianco), la Basilica - Moschea di Alessandria in sottofondo (con torri laterali e minareto), posizionata dietro ai fedeli e al Santo, con la sua facciata, circondata dalle case della città; e il Gufo infine segnala un quadro monumentale e imponente per dimensioni e per numero di personaggi e situazioni dipinte, "La cena in casa di Simone" di Paolo Veronese, dove sono messe in evidenza diverse situazioni: la Maddalena che unge i piedi di Gesù, la tavola riccamente imbandita con la sua splendida tovaglia e le numerose pietanze, il numero elevatissimo di partecipanti alla cena con i loro elegantissimi vestiti, un cane davanti al tavolo, il tutto in un contesto "strano" di un quadro nel quale convivono pacificamente lo sfarzo e il grande lusso della scena della cena e della tavola imbandita e il gesto di umiltà (che si svolge in uno dei due lati del quadro, rischiando quasi di passare inosservato in mezzo all'immensità della scena) della Maddalena che unge i piedi di Gesù.
Due grandissimi musei (la Pinacoteca Carrara a Bergamo e la Pinacoteca Brera a Milano) sorgono a soli 70 chilometri di distanza da Castelli Calepio, rappresentano due assolute eccellenze dell'arte e della pittura a livello nazionale e anche mondiale, con diversi autori prestigiosi e capolavori unici al mondo, e il Gufo è estremamente felice di aver potuto concludere le proprie vacanze estive, prima di riprendere il lavoro, non solo con il suo "tradizionale" viaggio in Europa in pullman nelle bellissime Foresta Nera e Alsazia, ma anche trascorrendo due pomeriggi a visitare questi irripetibili e straordinari capolavori dell'arte italiana
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