sabato 10 settembre 2016

IL GUFO MEDITA A FONDO SUL MISTERO DELLA RELAZIONE TRA GENIALITA' E DEPRESSIONE

"Sempre caro mi fu questo ermo colle"  sono le parole iniziali di una delle più straordinarie opere della poesia italiana,  "L'infinito"  del poeta depresso Giacomo Leopardi.   "I mangiatori di patate",  i dipinti dei girasoli e dei campi di grano,  gli autoritratti  e  la meravigliosa  "Casa gialla di Arles"  sono gli irripetibili capolavori di Vincent Van Gogh,  il più grande pittore del  "Secolo d'Oro"  olandese,  deceduto a soli 37 anni dopo lunghissime e atroci sofferenze dovute alle malattie mentali.   Massimiliano Chiari,  con le sue letture e recensioni delle meravigliose opere del filosofo tedesco Friedrich Nietzsche,  è in grado di confermare che il grande filosofo tedesco fu per anni in cura dallo psichiatra di fama mondiale Josef Breuer.     Lo stile di scrittura del Gufo,  pur lontano anni luce dagli straordinari capolavori della pittura e della poesia a livello nazionale e mondiale,   si sofferma a lungo sui dettagli,  mira alla perfezione e al rispetto della forma grammaticale,  descrive in modo minuzioso situazioni,  e ha creato in completa solitudine  (assistito solamente dall'amico Massimiliano Chiari e da Clementina Belotti)  un vecchio e tecnologicamente decrepito blog di informazione locale,   che in meno di due anni e mezzo ha clamorosamente raggiunto e superato quota 160.000  visualizzazioni,   nonostante l'autore è solitario e privo dell'assistenza  (che sarebbe indispensabile)  di un piccolo staff di collaboratori;   il Gufo ha messo in atto questa sua impresa solitaria completamente gratuita in un momento di sofferenza psicologica dovuta alla depressione  e  grazie alla sua passione per i viaggi e per la scrittura,   e grazie alle cure mediche ricevute,  è riuscito quasi miracolosamente a guarire dal terribile  "male oscuro".      

PERCHE'  IL GENIO E LA DEPRESSIONE VIAGGIANO INSIEME,   indissolubili e inseparabili,  al punto che il genio e la creatività generano spesso condizioni di tristezza,  di solitudine e di depressione,   e al tempo stesso la depressione conferisce all'autore solitario la classica  "marcia in più"  per andare alla ricerca della perfezione,  del capolavoro,  del Bello Estetico?   La storia non ha mai svelato la risposta a questa domanda,  a svelare il mistero incredibile dell'esistenza di un legame e di una relazione tra depressione e problemi psicologici che generano fantasia,  creatività,  genialità,  capacità di scrittura;   eppure il depresso ancora oggi è visto non come  "una possibile e potenziale risorsa umana"  ma come un problema,  come una persona da  "etichettare"  e da isolare,   da lasciare bollire  (in completa solitudine)  nel suo brodo.   La depressione ci ha regalato le opere straordinarie e i capolavori di Giacomo Leopardi,  di Friedrich Nietzsche  e  di Vincent Van Gogh e trecento anni dopo,  anzichè capire e far fruttare questa straordinaria lezione della Natura,  ancora oggi molti rappresentanti della civiltà  "evoluta"  della tecnologia ostracizza,  rompe le palle  ed  emargina le persone depresse  (soprattutto quelle che manifestano interesse e pratica per le arti creative e descrittive)  considerandole come  "matti"    

2 commenti:

  1. L'elenco dei geni della storia che hanno sofferto di depressione è lunghissimo, probabilmente esiste anche una vasta letteratura sul tema (non ho mai approfondito, ma sarei sorpreso del contrario). Tempo fa mi è capitato di scrivere una recensione su un bel libro di M. Brooks, "Radicali liberi. Elogio dell'anarchia nella scienza", dove l'autore, prove documentali alla mano, dimostra come molti premi Nobel fossero dei veri e propri "matti" e come tali si comportavano. Il Genio è tale perché vede, sente e imnagina cose inaccessibili alle persone "normali", egli ha una sensibilità fuori dal comune. Ebbene, anche il depresso - molto spesso - è un soggetto ipersensibile.

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  2. L'elenco dei geni della storia che hanno sofferto di depressione è lunghissimo, probabilmente esiste anche una vasta letteratura sul tema (non ho mai approfondito, ma sarei sorpreso del contrario). Tempo fa mi è capitato di scrivere una recensione su un bel libro di M. Brooks, "Radicali liberi. Elogio dell'anarchia nella scienza", dove l'autore, prove documentali alla mano, dimostra come molti premi Nobel fossero dei veri e propri "matti" e come tali si comportavano. Il Genio è tale perché vede, sente e imnagina cose inaccessibili alle persone "normali", egli ha una sensibilità fuori dal comune. Ebbene, anche il depresso - molto spesso - è un soggetto ipersensibile.

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