sabato 8 ottobre 2016

LE ASSOLUZIONI DI ROBERTO COTA, ILARIA CAPUA, IGNAZIO MARINO: TRE CASI DI DEMOCRAZIA TRAVOLTA DA SCANDALI INESISTENTI

Sono tre casi individuali,  di tre politici di tre diversi partiti politici con cariche pubbliche importanti a livello nazionale,   che hanno dovuto dimettersi per scandali fasulli  e  per vicende mediatiche clamorose ma prive di fondamento.   Ilaria Capua  (Scelta Civica),  scienziata di fama mondiale,  parlamentare:  è stata coinvolta in un'inchiesta su un presunto traffico internazionale di farmaci,   accusata di reati gravissimi,   sputtanata da un articolo  "forcaiolo"  pubblicato dall'Espresso,   ridicolizzata anche in Parlamento dove una deputata del M5$  ne ha chiesto ufficialmente le dimissioni;  dopo due anni l'accusa è crollata miseramente senza nemmeno concretizzarsi in un rinvio a giudizio e approdare in un'aula di Tribunale per un processo,  ma la scienziata e parlamentare ha preferito dimettersi dalla carica pubblica ed emigrare in Florida dove andrà a dirigere un prestigioso istituto di ricerca scientifica;   i suoi accusatori invece restano in carica  e  soprattutto  (almeno per ora)  nessuno di loro si è dimesso da nulla.    Roberto Cota  (Lega Nord),   ex governatore della Regione Piemonte,  fu ridicolizzato da tutta la grande stampa nazionale per il famoso  "scandalo delle mutande verdi"  e  dei rimborsi spese gonfiati che travolse la Giunta Regionale;   la legislatura si concluse con un anno di anticipo e Cota non si ricandidò  (questo fatto fu decisivo per la facile vittoria,  nelle elezioni regionali successive,  di Chiamparino e del centro sinistra);   si è andati a processo e il Tribunale lo ha assolto.   Fine della vicenda,  Cota non era colpevole di nulla,  ci ha rimesso non solo la carica pubblica di governatore regionale,   ma anche la sua carriera politica che si è bruscamente interrotta nel 2014;   i giornali nazionali che lo hanno accusato e ridicolizzato per due anni non si stracceranno le vesti,  era un leghista e quindi per definizione  "un nemico del regime".   Infine,  il caso più clamoroso,  quello dell'ex sindaco di Roma Ignazio Marino:  in una  "Roma capitale"  dove tutti rubavano a mani basse,  lo trascinarono a fondo con vicende ridicole se inserite nel contesto di degrado in cui versava,  e versa ancora oggi,  la capitale d'Italia  (la storia della Panda rossa in divieto di sosta,  l'imbarazzante sceneggiata del funerale di un membro del clan dei Casamonica,   e infine la storia degli scontrini e dei rimborsi spese gonfiati);   in mezzo al concerto di tutti i giornali nazionali scatenati  e  alle solite urla demagogiche degli scatenati esponenti del M5$,    Marino fu costretto a sloggiare dopo solamente due anni di legislatura comunale,   la Capitale fu commissariata  e  alle elezioni comunali del 2016  ha vinto Virginia Raggi e il M5$,    ma anche in questo caso la storia giudiziaria non stava in piedi e infatti anche Marino ne esce assolto.   Chi se ne frega,  lui ci ha rimesso la reputazione e la carriera politica,  una legislatura comunale è stata interrotta,   Roma ci ha rimesso la candidatura per ospitare le Olimpiadi del 2024  ma  nessuno pagherà niente,   sono fatti che possono succedere,   probabilmente il buon Ignazio è stato semplicemente più sfortunato di altri....

Ogni volta che in Italia i giornali urlano e si stracciano le vesti,   insieme agli scatenati demagoghi del M$,   si perde la capacità di fermarsi alcuni giorni a ragionare prima di scatenare la campagna mediatica a livello nazionale,   e la democrazia in questi tre casi è stata travolta,   si sono dimesse persone che non dovevano dimettersi,   sono cambiate due maggioranze politiche  (una nella Regione Piemonte  e  una nel Comune di Roma),   e il Gufo non vuole tacere e stare in silenzio come se nulla fosse accaduto.   Roberto Cota e Ignazio Marino sono stati stroncati dalla stampa,   oltre che per i loro errori politici e amministrativi,  anche per vicende giudiziarie basate su elementi inconsistenti che non hanno resistito al giudizio che si è formato nelle aule di Tribunale,   e  Ilaria Capua ha dovuto dimettersi perchè una sua collega parlamentare ne ha chiesto a gran voce le dimissioni senza prima aspettare che si celebrasse l'interrogatorio e che si decidesse un eventuale rinvio a giudizio.   Al prossimo  (presunto)  scandalo mediatico,  ricordiamoci bene di aspettare qualche giorno e di attendere con più pazienza l'evoluzione dell'inchiesta e dei fatti,   prima di urlare demagogicamente con richieste di dimissioni e di "impallinare sulla pubblica piazza"  una persona solo perchè è un politico importante a livello nazionale              

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