Jan Andersson, commissario tecnico della nazionale svedese, non è considerato uno stratega e nemmeno un genio del calcio e probabilmente percepisce stipendi netti di gran lunga inferiori a quelli dei più famosi allenatori italiani, ma con la sua organizzazione di gioco semplice ha compiuto il piccolo capolavoro non solo di qualificare la propria squadra al Campionato del Mondo 2018 in una doppia partita di spareggio contro l'Italia che era favorita e che aveva a disposizione la partita di ritorno da disputare in casa a Milano, ma addirittura è riuscito a realizzare l'impresa della qualificazione con zero gol incassati in due partite pur avendo a disposizione una difesa di giocatori atletici e molto vigorosi dal punto di vista fisico ma non certamente tra i migliori in Europa. A fine partita Jan Andersson si è ricordato di essere uno svedese, ossia proveniente da una delle nazioni più civili, pulite e ordinate del continente, e appena i giocatori hanno finito la doccia e le operazioni di vestizione con il solo utilizzo delle proprie mani e nonostante era vestito lui stesso in giacca e cravatta e non con una comoda tuta da allenatore ha raccattato bottigliette di acqua vuote e carta straccia di vario genere e l'ha depositata nei contenitori dei rifiuti, perchè ''il commissario tecnico svedese non ama vedere gli spogliatoi lasciati sporchi a fine partita dai propri calciatori''. Probabilmente Jan Andersson si è ricordato che lui e la nazionale svedese in Italia erano ospitati e quindi ha applicato alla lettera la prima regola delle squadre ospiti, quella di lasciare in ordine i locali che gli sono stati affidati in custodia per le ore della partita di calcio.
L'Italia alla partita contro la Svezia ci è arrivata con il classico repertorio dell'inno nazionale svedese fischiato dal pubblico di Milano, delle lamentele contro l'arbitro alla fine della partita di andata (è vero che gli svedesi hanno usato le maniere forti nello stadio ''Friends Arena'' del quartiere di Solna a Stoccolma ma era altrettanto vero che a ogni colpo ricevuto, anche quando era minimo, diversi calciatori italiani stramazzavano al suolo come dei veri e propri attori di infimo livello), e come ''contorno'' abbiamo letto in questi ultimi giorni nelle cronache sportive diversi casi di tifosi e di calciatori con nostalgie fasciste che si sono esibiti con slogan razzisti e con ''saluti romani'' praticamente in tutte le categorie, dallo Stadio Olimpico di Roma in occasione della partita giocata dalla Lazio fino al modesto stadio di Marzabotto nel campionato Dilettanti di ''Seconda Categoria''. Il giorno successivo alla partita ha avuto inizio da parte della grande stampa, delle televisioni nazionali e di tutti gli ''addetti ai lavori'' la caccia all'impallinamento del commissario tecnico Giampiero Ventura il quale era inadeguato all'incarico ma non era certamente l'origine e la fonte di tutti i mali, mentre il presidente federale Tavecchio pur in una situazione di fallimento sportivo gravissimo come quella della mancata qualificazione ai Campionati Mondiali di calcio dopo 60 anni rispetto all'ultima volta non ha nemmeno preso in considerazione l'ipotesi di scuola di rassegnare lui stesso le dimissioni per consentire che il rinnovamento del calcio italiano potesse partire proprio dal vertice della massima carica dirigenziale nazionale.
In queste due vicende, quella della realtà italiana dei giorni precedenti alla partita e quella dell'allenatore svedese che prima di lasciarsi andare alla festa e all'esultanza per la storica qualificazione ai mondiali si ricorda di compiere una piccola operazione di pulizia dello spogliatoio che ha ospitato la propria squadra nazionale, emerge in modo drammatico tutta la differenza tra Svezia e Italia e purtroppo questa differenza non potrà essere sanata solo con le qualità tecniche di calciatori e allenatori, ma servirà un cambio di mentalità che qui in Italia è ancora molto lontano da concretizzarsi
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