''L'AMMINISTRATORE LOCALE DEVE SAPER VIVERE NELLA REALTA' E NELLA QUOTIDIANITA' E NON NEL MONDO DEI SOGNI'', ed è da questa frase che si deve partire per una riflessione politica seria e serena per individuare le reali ragioni della crisi politica drammatica nella quale versa e agonizza ormai da mesi la Giunta Benini a Castelli Calepio. Dobbiamo chiederci quale è la realtà economica e sociale e quale è il contesto in cui siamo chiamati ad operare e ad amministrare qui nel nostro paesello, e dobbiamo chiederci drammaticamente se in quel contesto sociale e in quella realtà economica e sociale le soluzioni e le azioni sono quelle giuste, quelle che possono risolvere i problemi reali. Dobbiamo chiederci se è il momento di immaginare grandi opere e scenari sepolcrali oppure se ci si deve concentrare sull'emergenza sociale, sulla riorganizzazione e sul ripristino dell'efficienza negli uffici comunali, sul mantenimento dei servizi essenziali ai cittadini senza gravare con pesanti aumenti di tasse locali come purtroppo è accaduto la sera del 30 luglio 2015 con l'aliquota I.M.U. e l'aliquota delle addizionali comunali che sono finite alle stelle.
Chi conosce Benini da anni, come il Gufo, sa che sta vivendo ''nel mondo dei sogni'' e che il sogno non deve crollare, allora esattamente come il giocatore di poker è un continuo rilancio di promesse irrealizzabili, di illusioni, di fuga dalla realtà. Le persone che lo hanno sostenuto fino a oggi, in primis la sezione locale della Lega Nord con i suoi esponenti politici che sono stati consiglieri di maggioranza e assessori, condividono in modo assai pesante la responsabilità politica di quanto è avvenuto e del fatto che si è arrivati a un passo dalla crisi, ma non può essere sottovalutato il fatto che alcuni di essi hanno deciso di dire ''BASTA''. Dobbiamo chiederci se era più facile andare avanti trascinandosi fino alla fine della legislatura perchè in fondo mancano meno di 18 mesi alla scadenza naturale del mandato politico e amministrativo di Benini oppure se è giusto chiamarsi fuori, dove ''dimettersi'' non è per forza fuga dalla responsabilità politiche e dalla realtà, ma è semmai un segnale drammatico e concreto di chi alla realtà ci vuole ritornare dopo anni di sogni e di illusioni. Non è coraggioso e nemmeno ''atto di coerenza'' affondare insieme alla nave, è semmai più coraggioso fare la figuraccia dei vigliacchi che scappano via ma che in questo modo riescono almeno a salvare la vita dell'equipaggio e di qualche passeggero che si è reso finalmente conto del pericolo mortale di andare a sbattere contro gli scogli. La Giunta Benini va in crisi politica probabilmente irreversibile proprio per questa ragione, ossia la drammatica divisione non più sanabile tra chi vuole continuare a vivere nel mondo dei sogni e delle illusioni e vuole continuare a fare promesse non più realizzabili e chi, dopo anni di pessima gestione della cosa pubblica, sceglie di andare via non per viltà politica oppure per scaricare le proprie responsabilità ma per affermare nel modo più traumatico di tutti che non si può andare avanti in queste condizioni perchè andare avanti significa fare altri danni e aggravare la situazione esistente, e il Gufo non se la sente di dare addosso ai leghisti ''ribelli'' perchè sia pure in modo tardivo e probabilmente confusionario e caotico alcuni di loro si sono resi conto della situazione e tentano per l'ultima volta, prima che sia ormai troppo tardi, di salvare la nave da un affondamento tempestoso e drammatico e di farla approdare in porto anche se ammaccata e gravemente danneggiata per consegnarla a chi in futuro sarà scelto per riparare quei danni
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