Flavio Bizzoni, ex sindaco e capogruppo della lista di minoranza ''Patto per Castelli Calepio'', è uscito dall'aula e ha deciso di non partecipare alla discussione e alla votazione sulla variante generale al P.G.T. con una grave motivazione, che è diventata di dominio pubblico ben due volte, la prima martedì sera quando l'ha pronunciata in aula di Consiglio Comunale nel corso di una seduta ufficiale e la seconda questa mattina quando le sue frasi sono state rese pubbliche con grande evidenza da un articolo pubblicato sull'Eco di Bergamo che faceva la cronaca di quella serata. L'ex sindaco chiedeva di rinviare la discussione sulla variante generale del P.G.T. perchè ritiene l'attuale amministrazione comunale ''politicamente e moralmente corresponsabile'' delle vicende che hanno portato all'indagine della Procura della Repubblica nei confronti dell'ormai ex responsabile dell'ufficio Patrimonio, Manutenzioni ed Edilizia Privata e ha rincarato la dose aggiungendo che ''la dirittura morale di questa amministrazione comunale sta venendo a mancare''. In pratica l'ex sindaco non è nemmeno entrato nel merito della variante generale del P.G.T. ma si è chiamato fuori dalla discussione e ha motivato la scelta in modo molto netto e decisamente drastico ritenendo che non esistessero nemmeno le condizioni per rimanere in aula a partecipare alla discussione delle singole osservazioni e alla votazione dei singoli punti e della variante generale del P.G.T. nel suo complesso.
Di fronte ad accuse politiche di una tale gravità, il Gufo ritiene che ''in primis'' il sindaco nella sua funzione di responsabile politico principale delle vicende amministrative comunali e insieme a lui il resto della Giunta avrebbero dovuto insorgere e rispondere duramente a queste accuse, a tutela della propria dignità politica e del proprio operato amministrativo e anche a tutela dell'immagine dei partiti Lega Nord e Forza Italia che sono stati chiamati indirettamente in causa da questa pesante accusa. A maggior ragione, avrebbero dovuto insorgere per diradare i dubbi che sono nati dopo la clamorosa vicenda della ormai famosa delibera di Giunta numero 49 del 12 aprile 2017 dichiarata immediatamente eseguibile con votazione unanime di sindaco e assessori e rimasta incredibilmente ''lettera morta'' per sei mesi in quanto è stata pubblicata su albo pretorio telematico del sito internet comunale solo in data 11 ottobre 2017, sei mesi dopo l'approvazione della delibera e soprattutto il giorno dopo la pubblicazione sull'Eco di Bergamo dell'articolo riguardante l'indagine della Procura della Repubblica negli uffici dell'Area Tecnica. Se il Gufo fosse stato sui banchi della maggioranza sarebbe letteralmente saltato sulla sedia e avrebbe preteso una presa di posizione da parte del proprio sindaco oppure sarebbe insorto lui stesso perchè non si può rimanere inerti e silenziosi di fronte a simili durissime critiche politiche, anzi il Gufo stesso se non fosse stato messo nelle condizioni di essere difeso dal proprio sindaco oppure di difendersi lui stesso da una simile accusa se ne sarebbe uscito dall'aula per evidenti ragioni di imbarazzo politico. Purtroppo il Gufo nota un certo silenzio all'interno della maggioranza che non promette nulla di buono e un desiderio strisciante di archiviare la vicenda della variante generale al P.G.T., nessuno risponde alla durissima critica politica che proviene da un ex sindaco e quindi da una fonte autorevole, e a questo punto lo scrittore solitario si limita a prendere atto di questo silenzio e chiude la vicenda dell'uscita dall'aula del ''Patto per Castelli Calepio'' sottolineando che in casi come questi il silenzio non è affatto la scelta politicamente migliore ma è solo una rinuncia a fare chiarezza su queste vicende e il modo peggiore per lasciare una marea di dubbi nell'opinione pubblica e nei cittadini elettori del paesello che sono stati turbati e sconvolti da alcune notizie pubblicate con grande evidenza sui giornali locali in questo tempestoso mese di ottobre 2017
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