In questi giorni nei quali alcuni articoli di giornali locali bergamaschi e bresciani hanno rilanciato con grande evidenza la problematica della variante generale alla S.P. 91, sulla quale sembra che le due Province di Bergamo e di Brescia si sono svegliate dal lungo letargo e hanno iniziato nuovamente a puntare su quel progetto (e in particolare sulla realizzazione del tratto finale da Grumello del Monte fino a Capriolo, con prosecuzione del tragitto ad attraversare una parte dei territori comunali di Paratico e di Sarnico), emergono con grande evidenza due fatti. Il primo è che la convenzione firmata tra la Provincia di Bergamo e il Comune di Castelli Calepio, tanto per cambiare, procede alla velocità del bradipo esausto: firmato nella seconda metà dell'anno 2017 e recepito dall'amministrazione comunale di Castelli Calepio con delibera di Giunta del 4 ottobre 2017, dopo quasi quattro mesi e mezzo non si è ancora arrivati alla stesura del progetto tecnico ed esecutivo da parte della Provincia (si parlava di circa 90 giorni) perchè siamo ancora agli "adempimenti propedeutici preliminari" che teoricamente dovevano esaurirsi in modo veloce e che invece sono più complessi e lenti del previsto, e si sa benissimo che chi inizia una procedura come quella della variantina nella lentezza si auto condanna a un percorso interminabile e si condanna a finire nel classico "pozzo senza fondo" degli adempimenti e delle spese che si moltiplicano a sorpresa anno dopo anno, senza mai vedere la soluzione finale del problema. Il secondo è che quando si arriverà alla famosa ricerca del finanziamento da dieci milioni di euro si scoprirà che la fila di Comuni che bussano alla porta della Provincia e della Regione è praticamente interminabile e che al momento, non essendo ancora stata inventata la possibilità di moltiplicare i pani e i pesci all'infinito, chi arriva per ultimo deve rassegnarsi ad aspettare per diversi mesi (se non addirittura per qualche anno) il proprio turno; una Provincia che ha trascorso cinque anni a lamentarsi della mancanza di risorse e a tagliare le spese non può fare altro, nel momento decisivo, che sostenerti con la classica "pacca di incoraggiamento sulla spalla" e nulla più che qualche buona parola che non si nega mai a nessuno.
In realtà il problema vero è che la vicenda si trascina in modo inconcludente da anni per un motivo di fondo che è fonte e origine di tutti i ritardi: manca un vero e proprio "gruppo dei Comuni della Val Calepio", con tanto di organo ufficiale di rappresentanza e di portavoce ufficiale del "gruppo di Comuni" nei confronti degli Enti sovra comunali di livello superiore (in particolare Regione Lombardia, Provincia di Bergamo, Provincia di Brescia e governo centrale), e il sindaco di Castelli Calepio, proprio nella sua natura e ruolo di legale rappresentante "pro tempore" del Comune più popoloso e fisicamente più esteso della Val Calepio potrebbe legittimamente proporre per il proprio Ente il ruolo di "Comune capo fila del gruppo" e quindi per sè stesso il ruolo di portavoce ufficiale del gruppo. La Provincia di Bergamo e gli altri Enti sovra comunali non parlano mai con un referente unitario, ma con un gruppo di sindaci più o meno urlanti e demagogici che ragionano ognuno limitatamente al proprio orticello, che pensano ai semafori del proprio paesello da spegnere e da estirpare, che hanno già buttato nel cesso 10 milioni di euro per realizzare dieci rotatorie diverse senza che questo abbia eliminato il problema del traffico; peraltro accade non raramente che alle riunioni sulla viabilità della zona partecipano solo alcuni sindaci mentre altri se ne fregano perchè pensano (in cuor loro) allo slogan "padroni in casa nostra" e non vedono niente altro che non sia il territorio compreso tra le quattro mura dei propri "Stati Uniti" locali. A loro volta i singoli Comuni, davanti agli Enti sovra comunali, sono in condizioni di debolezza politica e contrattuale fino a quando rappresenteranno solo sè stessi, e hanno anche maggiore difficoltà a raccogliere la somma necessaria per mandare avanti il progetto della variante generale (oppure in alternativa quello della variantina di Castelli Calepio) proprio perchè da soli si fa necessariamente più fatica piuttosto che presentarsi in un gruppo compatto di Comuni che ha un portavoce vigoroso e deciso, sostenuto da alcuni sindaci e non solamente dalla propria maggioranza locale che oltretutto a volte è anche rissosa e inutilmente litigiosa. Il vero "cambio di passo" sarebbe quindi la costituzione del gruppo di Comuni della Val Calepio e la nomina di un sindaco del gruppo come "referente unitario del gruppo in materia di Viabilità della Val Calepio": vuol dire fare nascere un blocco di 50 mila cittadini elettori che rappresenta anche (dal punto di vista economico e finanziario) la potenzialità di attingere risorse e di rivolgersi eventualmente a finanziatori e investitori privati di una platea molto più ampia e più ricca di quella del Comune di Castelli Calepio; ma per fare questo "cambio di passo" significa innanzitutto diventare "uomo che fa gruppo" nel proprio paesello, rinunciare alla Fiera delle Vanità in casa propria e magari evitare di volere fare fuori politicamente le persone migliori con metodi discutibili e ridicoli, perchè per "fare squadra" insieme agli altri Comuni della zona si deve innanzitutto valorizzare le persone migliori e le risorse umane più valide della maggioranza che ti sostiene nel tuo stesso Comune
NOTA FINALE DEL POST - fino a quando mancherà "il gruppo" della Val Calepio e la figura del referente la Provincia di Bergamo e gli altri Enti sovra comunali faranno esattamente ciò che fanno da anni: una marea di parole e di promesse soprattutto nell'imminenza delle varie campagne elettorali regionali, nazionali e comunali; qualche progetto che fino a quando non è finanziato in modo certo è il classico "pezzo di carta" che non si nega mai a nessuno per la campagna elettorale, e nulla più che il solito diluvio di parole e di promesse perchè nel momento che conta si vanno a sostenere altri paeselli di zone molto più agguerrite e compatte della litigiosa e politicamente inconsistente zona della Val Calepio
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