Tutte le campagne elettorali, sia quelle a livello nazionale / regionale che quelle a livello locale, hanno il grave difetto di dare il "via libera" a una marea di promesse strampalate e irrealizzabili fatte solamente per tentare di raccattare il maggior numero di consensi possibili, ma hanno anche un pregio, ossia quello che a un certo punto si deve compilare una lista di candidati. In quel momento magico finiscono per sempre le promesse, le ipocrisie, i giri di valzer e le esibizioni "al miele" (ma sarebbe meglio definirle "melense") dei Babbi Natale che dispensavano buoni sentimenti e sorrisi a volontà ma lo facevano spesso solo per trovare un posto in lista. Di solito accade che per tenersi buoni tutti si fanno troppe promesse, non si è in grado di mantenerle, e gli esclusi si incazzano a morte; in realtà questo non accade solo nella politica ma anche nella vita lavorativa e sociale quando viene promessa la nomina a una carica importante, oppure un aumento retributivo, e poi al momento decisivo la promessa viene tradita trascinandosi in scuse penose e pietose per giustificare quello che ha una sola definizione, che è "un tradimento". Alcune persone, anche qui a Castelli Calepio, non hanno ancora capito l'insegnamento e la lezione del "caso del Gufo" del gennaio 2014, non hanno imparato niente da quella vicenda che fu liquidata come "un caso personale": eppure non esiste nulla di più insidioso del tradimento di una promessa personale importante, nella politica come nella vita di tutti i giorni, e questo diventa ancora più insidioso quando dopo il primo "storico" tradimento arrivano ulteriori tradimenti che danno la certezza ai tuoi interlocutori che sei una persona totalmente inaffidabile. Piuttosto che dare vita a promesse in libertà e a fanfaronate strampalate che non possono essere mantenute, sarebbe molto meglio non promettere nulla a nessuno, soprattutto quando si viaggia sul filo del rasoio di una situazione politica di "sette a sei" molto scivolosa e ricca di possibili sorprese e di insidie inaspettate
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