Il premier inglese David Cameron in campagna elettorale alle elezioni politiche (nella quale è stato trionfalmente rieletto conquistando per il Partito Conservatore la maggioranza assoluta dei seggi in Parlamento) aveva promesso che le due questioni decisive in materia di sovranità nazionale del Regno Unito sarebbero state decise dal popolo sovrano mediante due referendum: il referendum che doveva decidere sull'indipendenza della Scozia dal Regno Unito e il secondo referendum che doveva decidere se il Regno Unito sarebbe rimasto nell'Unione Europea a pieno titolo oppure se il governo avrebbe dovuto dare inizio alla trattativa per negoziare l'uscita formale del Regno Unito dall'Unione Europea. I due referendum, come da promessa elettorale, si sono celebrati in modo assolutamente regolare e in ognuna delle due consultazioni elettorali i sostenitori delle due diverse alternative hanno potuto esporre le proprie ragioni anche in modo duro, ma molto chiaro e preciso. Il premier inglese ha preso ufficialmente posizione prima a favore della soluzione unitaria (sostenendo la permanenza della Scozia, sia pure con ampia autonomia regionale e gestionale, nel Regno Unito) e poi a favore della permanenza del Regno Unito nell'Unione Europea, e ha dichiarato ufficialmente che se nel referendum sull'Unione Europea fosse prevalsa l'opinione contraria alla sua, avrebbe preso atto del risultato elettorale a lui sfavorevole rassegnando ufficialmente le dimissioni da premier; peraltro Cameron ha continuato a sostenere la propria linea politica nonostante i due sostenitori principali della soluzione "Brexit" (l'uscita formale dal Regno Unito dall'Unione Europea) erano di destra esattamente come lui, l'ex sindaco conservatore di Londra Boris Johnson e il leader dell'estrema destra inglese Nigel Farage. Il referendum sull'Unione Europea ha visto una straordinaria partecipazione popolare, hanno votato oltre il 70% degli elettori, e si è concluso con un margine molto ristretto (52% circa degli elettori votanti hanno fatto prevalere la scelta di secessione dall'Unione Europea): nonostante questo, Cameron non ha cincischiato, non ha accampato le scuse "italiane" dei brogli e dei giudici comunisti, ha preso atto del risultato, e dopo meno di 24 ore dalla conclusione dello spoglio elettorale si è presentato in conferenza stampa annunciando alla nazione la propria decisione di rassegnare le dimissioni entro il mese di ottobre (il tempo necessario per individuare un nuovo premier all'interno del Partito Conservatore scegliendo uno dei sostenitori della scelta vincente di uscire dall'Unione Europea) perchè se il popolo aveva fatto una scelta diversa dalla sua, la sua credibilità politica (in caso di "resistenza a oltranza sulla poltrona") sarebbe crollata.
Al Gufo non interessa nulla delle analisi politiche, sociologiche, economiche che imperversano sui giornali, della "City" di Londra e dei ricchi salottieri della borghesia che erano favorevoli alla permanenza nell'Unione Europea mentre il popolino semplice si è fatto abbindolare dal demagogo Nigel Farage e dallo spregiudicato ma abilissimo oratore Boris Johnson, dei vecchi conservatori (e magari ubriaconi da pub, come li ha definiti qualche giornale salottiero di snob italiani) che hanno votato per la secessione mentre i giovani istruiti e laureati hanno votato per la permanenza del Regno Unito nell'Unione Europea e di tutte le menate sui banchieri e sui burocrati "affamatori del popolo" contrapposti ai populisti Marine Le Pen, Matteo Salvini, Nigel Farage, Jaroslaw Kaczinsky e Viktor Orbàn: sono tutte baggianate buone per riempire le pagine dei giornali degli scribacchini e delle televisioni di regime. La spiegazione, elementare e molto semplice, è descritta in modo preciso nella prima parte del blog del Gufo: la nazione con la più antica Costituzione della storia europea (la mitica "Magna Charta" del 1215), la nazione con una storia millenaria dove le semplici consuetudini prevalgono su cavilli e formalismi e dove il senso del dovere verso la Patria e la parola data sono sacre e inviolabili, la nazione delle regole rigidissime che ci sembrano astruse e arcaiche, la nazione che ha vinto due Guerre Mondiali e ha sconfitto militarmente anche l'Imperatore Napoleone Bonaparte, una nazione ricca di storia e di tradizione come il Regno Unito non poteva più rimanere un minuto di più in una Unione Europea devastata non dai tedeschi "cattivi", ma dalla classe politica di buffoni, di cialtroni, di urlatori demagoghi che cambiano idea dalla mattina alla sera (esclusivamente in base alle convenienze politiche del momento) e di bancarottieri italiani e greci che hanno condotto alla rovina le loro meravigliose nazioni, e pretendevano di continuare a vivere "sopra le loro possibilità" sulle spalle di inglesi, tedeschi e delle nazioni virtuose del Nord Europa come l'Olanda e la Danimarca. Il Regno Unito con la mitica e rigidissima "mentalità inglese" è sempre stato storicamente molto più vicino alle nazioni dalla mentalità anglosassone (Stati Uniti, Canada, Australia, Repubblica Sudafricana, India e Pakistan) e la sacralità delle sue regole scritte e non scritte non poteva più essere inquinata dalle nazioni "levantine e spregiudicate" dell'Europa mediterranea (Italia e Grecia in particolare) e dalle loro disastrose, corrotte, incapaci e inefficienti classi politiche. Nel Regno Unito se un leader politico promette che si celebrerà un referendum, il referendum lo celebra veramente, non si accampano scuse, ci si confronta duramente, e chi perde le elezioni in meno di 24 ore (e senza ridicole "menate" e penose accuse di brogli per giustificare la propria sconfitta) si dimette e va a casa: tutto questo è impensabile nella ridicola e tragica Italietta dei governi non eletti dal popolo che si tengono in piedi grazie ai trasformismi di parlamentari spregiudicati che "cambiano casacca" anche due o tre volte nella stessa legislatura, e grazie a squallide manovre sotto banco di Palazzo che creano dal nulla quei "governi tecnici" che non sono altro che una truffa per turlupinare il popolo e aggirare la volontà degli elettori. Il risultato elettorale certifica formalmente la distanza siderale che era già palese da oltre 20 anni in tutti i campi della vita politica, sociale ed economica e conferma al Gufo che gli inglesi, degni eredi di un Impero che per secoli ha dominato il mondo e gli oceani, sono un popolo e una nazione assolutamente straordinari e che ce la faranno benissimo da soli, anche senza le nostre prediche inutili e senza le cazzate dei "grandi esperti dell'informazione" che sproloquiano a vanvera di "una catastrofe" laddove, con molta semplicità, un premier ha sottoposto una questione decisiva sulla sovranità nazionale agli elettori fidandosi dei propri cittadini, il premier ha preso pubblicamente posizione e ha perso il referendum, e in quanto sconfitto si dimette e va a casa. E' proprio un concetto difficile, anzi impossibile da comprendere per il popolo italiano pieno di opportunisti e di trasformisti e per i politicanti del ridicolo teatrino della politica nazionale italiana
Considero questo uno dei post di alta politica che tu non abbia mai scritto, degno della prima pagina di un quotidiano nazionale. Non entro nel merito della questione anglosassone perché non ne posseggo le necessarie competenze; certamente vi è molto di populistico nell'esito del referendum inglese, ma ciò non toglie una virgola alla grandezza del comportamento ineccepibile di Camerun al quale, con te, voglio dare atto. In politica ci sono dei giganti e dei nani, i nani questa volta - purtroppo per noi - l'hanno presa nei denti. Gran bel pezzo, Gufo!
RispondiEliminaDavid Cameron in campagna elettorale ha detto che si sarebbe celebrato il referendum, ha preso posizione pubblicamente, gli elettori lo hanno bocciato (anche se con margine abbastanza risicato) e lui ha preso atto del risultato senza gridare ai brogli come fanno certi cialtroni italiani, e si è dimesso a meno di 24 ore dalla fine delle operazioni di spoglio. Esiste una differenza abissale tra lo stile inglese (e tedesco) e i cialtroni italiani e greci specialisti in "gioco delle tre carte" e in soluzioni "tarallucci e vino": ed è proprio questa divisione abissale e insanabile che sta distruggendo la meravigliosa idea dell'Unione Europea. Non erano gli inglesi a dover uscire dall'Unione Europea dalla quale (orgogliosamente) si sono sempre sentiti distinti e distanti, ma siamo noi italiani e anche i greci (ma a volte "scivolano in tentazione" anche portoghesi, spagnoli e francesi) che dobbiamo deciderci a maturare, a diventare seri e a "entrare in Europa" (quella tedesca, quella olandese, quella danese e quella del Nord Europa) in modo serio, se vogliamo evitare il crollo dell'idea più bella degli ultimi due secoli e la sua trasformazione definitiva in carrozzone burocratico e statalista
EliminaConsidero questo uno dei post di alta politica che tu non abbia mai scritto, degno della prima pagina di un quotidiano nazionale. Non entro nel merito della questione anglosassone perché non ne posseggo le necessarie competenze; certamente vi è molto di populistico nell'esito del referendum inglese, ma ciò non toglie una virgola alla grandezza del comportamento ineccepibile di Camerun al quale, con te, voglio dare atto. In politica ci sono dei giganti e dei nani, i nani questa volta - purtroppo per noi - l'hanno presa nei denti. Gran bel pezzo, Gufo!
RispondiEliminaIntendevo dire: uno dei post di alta politica PIÙ BELLI che tu non abbia mai scritto...
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