Il Gufo e Massimo Fini sulla premessa fondamentale all'analisi delle grottesche e invereconde figuracce dei primi tre mesi da sindaco di Virginia Raggi la pensano nello stesso modo: non possono certamente salire sul pulpito a fare la predica scribacchini alla Sallusti (reduce da anni di indecente servilismo nei confronti di Silvio B.) oppure i dirigenti storici dei partiti che hanno portato Roma in una condizione di sfascio amministrativo a un passo dal collasso finanziario, è la stessa sensazione di fastidio che il Gufo prova quando sente "le vecchie mummie comuniste" come D'Alema (che percepisce stipendi politici da oltre 30 anni) che fanno la morale a Renzi. Sarebbe buona cosa se gli autori dello sfascio di Roma tacessero, invece di sproloquiare a vanvera, e quando dal più assurdo e fatiscente dei partiti di regime (Forza Italia) qualcuno si alza a fare lezioni di morale al M5S, il Gufo si mette a ridere. Detto questo, la figura fatta dal M5S è talmente ridicola e grottesca, peggio delle buffonate dell'ex comico fallito Beppe Grillo, da superare ogni immaginazione e da far sembrare uno statista anche Silvio B. quando era nei suoi momenti peggiori. Sono trascorsi solamente tre mesi e in rapida successione si sono registrati i seguenti misfatti: la "rissa tra donne" Raggi e Lombardi con le dimissioni della parlamentare romana dal "mini direttorio" del M5S; poi le polemiche infinite sull'assessora Paola Muraro (con molti del M5S che vorrebbero le dimissioni dell'assessora); poi le dimissioni a sorpresa dell'assessore al Bilancio e del capo del gabinetto (che era stata nominata da meno di un mese, dopo infinite polemiche sugli "stipendi di lusso" dei membri dello staff del sindaco); poi "il raggio magico" che in realtà si è rivelato "il raggio tragico" dei riciclati della ex Giunta di Gianni Alemanno; quindi una marea di personaggi non eletti dai cittadini romani (da Grillo a Di Maio a Di Battista a tutta la combriccola) che pretendono di comandare e di dire al sindaco democraticamente eletto quello che deve fare; poi la grottesca vicenda di Di Maio che prima smentisce di avere ricevuto una mail e il giorno dopo dice che l'ha letta (quindi l'ha ricevuta) ma ha capito male il testo della mail; poi il caso del nuovo assessore al Bilancio "suggerito" da un famoso avvocato di un grande studio legale di Roma, che è stato "dimissionato" oggi prima ancora di ricevere la nomina formale; infine l'assurdo comizio di Grillo che piomba a Nettuno, chiude la vicenda con un sonoro "VAFFA" all'intera stampa dei giornali di regime e con la stratosferica frase del mitico Di Battista (che grazie a una mail galeotta spifferata agli odiati "giornali di regime" da una manina traditrice del M5S ha praticamente umiliato e silurato il rivale Di Maio, e adesso si potrà candidare lui a diventare "il delfino del Grande Guru" e il probabile candidato premier alle prossime elezioni politiche) "qualche volta anche noi facciamo delle cazzate". Altro che cazzate, se in Italia ci fosse un premier di polso da oggi stesso, dopo il siluramento del secondo assessore al Bilancio in soli tre mesi, dovrebbe sciogliere a norma di legge il Comune di Roma, mandare a casa Virginia Raggi e congedare la sua maggioranza perchè è evidentissimo il requisito della "manifesta incapacità di funzionamento" di un organo come la Giunta comunale che da tre mesi riesce a malapena a gestire l'ordinaria amministrazione. Per molto meno delle cazzate di Virginia Raggi e delle continue sostituzioni di assessori silurati uno dopo l'altro (la Panda rossa in divieto di sosta, un funerale celebrato in modo assurdo, uno "scazzo" con il Papa su una questione tutto sommato futile e qualche scontrino fasullo), il povero Ignazio Marino fu praticamente cacciato via a furor di popolo da una stampa indignata e da tutti i partiti che si stracciavano le vesti urlando allo scandalo.
La Lega Nord nel 2012 fu travolta dallo scandalo delle vicende familiari di Bossi e del mitico "Trota", ma erano quisquilie: una laurea dubbia del "Trota", vicende mai chiarite di diamanti, qualche "favore" concesso alla famiglia dello storico fondatore della Lega. In un momento storico in cui l'Italia rischiava di collassare (eravamo in pieno Governo Monti con una situazione da "emergenza nazionale") e in cui ne arrestavano uno al giorno nel Partito Democratico e nel Popolo della Libertà (indagati e processati per reati gravissimi di corruzione), la stampa si occupava di queste cazzate da "ladri di galline" sorpresi goffamente con le mani nel sacco. Per indagare su queste tristi e imbarazzanti vicende padane (il Gufo non era colpito dalla gravità di una vicenda tutto sommato futile, ma dall'incredibile leggerezza con cui due o tre spregiudicati e imprudenti personaggi si erano fatti sorprendere con le mani nella marmellata e si erano giocati malamente la reputazione per il classico "piatto di lenticchie") erano state mobilitate addirittura sette Procure della Repubblica, manco si trattasse di uno scandalo nazionale di dimensioni epocali. La Lega Nord organizzò la "serata delle scope" e silurò il segretario storico, il fondatore del partito, il capo assoluto: Bossi fu sostituito in pochi giorni da Maroni e fu costretto a umiliarsi con pubbliche scuse davanti al pubblico dei militanti incazzati di Bergamo. Saltarono diverse teste di dirigenti anche di primo piano, molti di loro furono cacciati dal partito, altri sono stati "rottamati" e ancora oggi sono in posizioni di assoluta irrilevanza all'interno del partito. Adesso il segretario della Lega Nord è lo spregiudicato Matteo Salvini, che non ha esitato a mettersi contro Bossi che nella Lega era "un grande guru" molto più potente e carismatico di Beppe Grillo. Anche qui nel paesello, quando qualcuno della Lega Nord viene vigliaccamente tradito dall'alleato, scattano le dimissioni immediate "per motivi personali" perchè la poltrona e dell'indennità da assessore sono importanti ma la dignità personale vale più dei 1.300,00 euro lordi mensili.
A Nettuno invece cosa è successo?? PRATICAMENTE NULLA, un "volemose bene con assoluzione generale". Virginia Raggi non si dimette da sindaco, Paola Muraro non si dimette da assessore, Di Maio (che ha ammesso incredibilmente di non avere capito il testo di una mail scritta da una sua collega di partito) resta parlamentare, Beppe Grillo resta "il Grande Guru", Di Battista parla da leader e pontifica dal palco, la folla applaude (non si agitano le inquietanti scope verdi dei militanti incazzati ma sventolano trionfanti le bandiere a cinque stelle) e tutti insieme urlano demagogicamente contro "il grande complotto" dei giornali di regime. La colpa del caos romano è dei giornalisti, e la festa può tranquillamente continuare, perchè un movimento fondato da un ex comico magari non riesce a governare, ma sicuramente non può fare niente altro che spettacoli da teatrino
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