Il Gufo vi vuole sottoporre una piccola riflessione politica questa sera. Il presidente del Consiglio spagnolo è meno legittimato a governare di quanto non lo erano Renzi e Monti, che ''non erano stati eletti dal popolo'' ma godevano dell'appoggio di partiti che avevano la maggioranza di seggi in Parlamento. Mariano Rajoy non ha nemmeno la maggioranza in Parlamento, è reduce da una raffica di tre elezioni consecutive nelle quali i quattro partiti spagnoli cioè il Partito Popolare, il Partito Socialista, il partito centrista ''Ciudadanos'' e il partito ''Podemòs'' ottenevano ciascuno una percentuale di voti vicina al 30 per cento e quindi nettamente lontana dalla maggioranza dei seggi, questo fatto per due volte ha reso impossibile la formazione di un governo ed essendo nel momento delle tre elezioni consecutive il presidente del Consiglio in carica, era chiaro che quel verdetto di ''non maggioranza'' dei voti elettorali al Partito Popolare era una bocciatura popolare e quindi di risultato politico negativo che avrebbe dovuto indurre il diretto interessato a fare auto critica e a porsi delle domande sul motivo per il quale gli elettori spagnoli erano frazionati e divisi e non assegnavano al suo partito niente di più che una risicata maggioranza relativa dei consensi. Nemmeno alleandosi in due partiti, come è accaduto in questa legislatura con il Partito Popolare e ''Ciudadanos'', si arrivava alla maggioranza stabile richiesta per andare avanti perchè mancavano alcuni seggi per arrivare alla metà più uno dei voti in Parlamento, e infatti l'alleanza si trascina stancamente solo grazie a qualche assenza decisiva ''tattica'' e ''strategica'' che nelle votazioni considerate più ''a rischio'' arriva dai parlamentari degli altri partiti. E' quindi un governo che quando si è formato quasi per sfinimento e per disperazione di chi non voleva cadere nello scenario ridicolo del rischio di essere obbligati a ricorrere alla quarta elezione politica nazionale consecutiva in pochi mesi non valeva una cippa lippa e in queste condizioni politiche qualsiasi presidente del Consiglio, anche se fosse stato un italiano incollato alla poltrona, ne avrebbe tratto le conseguenze politiche e si sarebbe dimesso per lasciare spazio al classico ''governo di larghe intese'' e per dare quindi ''via libera'' a qualcuno più autorevole di lui che potesse ripristinare condizioni politiche meno instabili di quelle che attualmente destabilizzano la politica nazionale spagnola.
Qui abbiamo un democristiano di destra spagnolo che alla propria poltrona si è letteralmente inchiavardato e incollato e che non la molla nemmeno sotto la minaccia delle armi. Pressato dalla questione del referendum catalano e da un governatore regionale magari demagogo ma regolarmente eletto dai cittadini come Carlès Puidgemont, il quale a differenza di Rajoy può contare sul sostegno della maggioranza dei parlamentari della sua Regione la cui autonomia è garantita dalla Costituzione, il politicante attaccato alla poltrona prima ha inviato la Guardia Civil in armi a Barcellona nei giorni del referendum, poi ha esautorato il comandante della Polizia catalana per disobbedienza e insubordinazione, e adesso minaccia di sospendere di autorità l'autonomia della Catalogna esautorando il presidente Puidgemont dai suoi poteri e costringendo i catalani ad andare a elezioni anticipate nella Regione, mentre ''i ribelli'' che non sono niente altro che lo stesso presidente regionale catalano, l'ex capo della Polizia di Barcellona e altri politici di maggioranza oltre ad alcuni cittadini semplici che manifestavano in piazza rischiano gravi imputazioni da parte della magistratura spagnola per reati fascisti come ''insubordinazione'', ''sedizione'' e altri ancora per i quali sono previste pene detentive che teoricamente possono arrivare anche a condanne fino a 30 anni di carcere. Tutto questo avviene non in qualche dittatura medio orientale nella quale il satrapo di turno a un certo momento si incazza e decide di esautorare i propri oppositori politici, ma in una nazione teoricamente democratica facendo parte dell'Unione Europea. Tutto questo avviene nel sostanziale menefreghismo dei politici politicanti di tutte le nazioni europee i quali non vanno oltre formule di rara ipocrisia come ''deriva catalana'', ''mantenimento dello Stato di diritto'', ''necessità di dialogo'' e tutto il ''bla bla bla'' che è una inconcludente Fiera delle Ipocrisie di chi pensa in fondo all'anima ''non sono affari miei'' e non vede l'ora di lavarsene le mani alla Ponzio Pilato per fare le bandierine a giorni alterni, un po' con gli spagnoli di Madrid e un po' con i catalani di Barcellona a seconda di dove tira il vento delle convenienze politiche del momento. Tutto questo avviene con il voto decisivo di qualche parlamentare socialista che ''fa da stampella'' al politicante inchiavardato alla poltrona perchè se si ritorna rapidamente a elezioni politiche nazionali in Catalogna si rischia una disfatta di dimensioni epocali per i partiti tradizionali e quindi la perdita di diverse poltrone per molti politici evidentemente incollati al proprio personale privilegio.
Si parla molto qui in Italia in questi giorni di autonomia regionale. Il Gufo esprime pareri a volte critici e a volte favorevoli, ma per fortuna qui in Italia il presidente del Consiglio non si è sognato, nei giorni dei due referendum consultivi che si sono celebrati nella Regione Lombardia e nella Regione Veneto, di impedire l'esercizio del diritto di voto e nemmeno di pensare di inviare l'Esercito a Milano oppure a Venezia oppure di minacciare di esautorare i due governatori in carica. Siamo ''fortunati'' a essere governati dal ''debole'' Gentiloni, che politicamente è a fine legislatura e a fine stagione, ma che rispetta una tradizione italiana di solito pacifica nel rispetto della manifestazione del libero pensiero. Abbiamo votato oppure non siamo andati a votare ma è stata una libera scelta dei cittadini, che oggi possono commentare e analizzare i risultati del voto e le conseguenze politiche di questi risultati, ma non dobbiamo dimenticare il dramma della Catalogna e della Spagna e il cuore di ognuno di noi è chiamato a seguire con profonda angoscia personale e con grave turbamento politico le vicende dei gravissimi danni materiali e di immagine che un politicante incapace ma inchiavardato alla propria poltrona sta facendo alla Catalogna, alla Spagna e all'intera Unione Europea
Qui abbiamo un democristiano di destra spagnolo che alla propria poltrona si è letteralmente inchiavardato e incollato e che non la molla nemmeno sotto la minaccia delle armi. Pressato dalla questione del referendum catalano e da un governatore regionale magari demagogo ma regolarmente eletto dai cittadini come Carlès Puidgemont, il quale a differenza di Rajoy può contare sul sostegno della maggioranza dei parlamentari della sua Regione la cui autonomia è garantita dalla Costituzione, il politicante attaccato alla poltrona prima ha inviato la Guardia Civil in armi a Barcellona nei giorni del referendum, poi ha esautorato il comandante della Polizia catalana per disobbedienza e insubordinazione, e adesso minaccia di sospendere di autorità l'autonomia della Catalogna esautorando il presidente Puidgemont dai suoi poteri e costringendo i catalani ad andare a elezioni anticipate nella Regione, mentre ''i ribelli'' che non sono niente altro che lo stesso presidente regionale catalano, l'ex capo della Polizia di Barcellona e altri politici di maggioranza oltre ad alcuni cittadini semplici che manifestavano in piazza rischiano gravi imputazioni da parte della magistratura spagnola per reati fascisti come ''insubordinazione'', ''sedizione'' e altri ancora per i quali sono previste pene detentive che teoricamente possono arrivare anche a condanne fino a 30 anni di carcere. Tutto questo avviene non in qualche dittatura medio orientale nella quale il satrapo di turno a un certo momento si incazza e decide di esautorare i propri oppositori politici, ma in una nazione teoricamente democratica facendo parte dell'Unione Europea. Tutto questo avviene nel sostanziale menefreghismo dei politici politicanti di tutte le nazioni europee i quali non vanno oltre formule di rara ipocrisia come ''deriva catalana'', ''mantenimento dello Stato di diritto'', ''necessità di dialogo'' e tutto il ''bla bla bla'' che è una inconcludente Fiera delle Ipocrisie di chi pensa in fondo all'anima ''non sono affari miei'' e non vede l'ora di lavarsene le mani alla Ponzio Pilato per fare le bandierine a giorni alterni, un po' con gli spagnoli di Madrid e un po' con i catalani di Barcellona a seconda di dove tira il vento delle convenienze politiche del momento. Tutto questo avviene con il voto decisivo di qualche parlamentare socialista che ''fa da stampella'' al politicante inchiavardato alla poltrona perchè se si ritorna rapidamente a elezioni politiche nazionali in Catalogna si rischia una disfatta di dimensioni epocali per i partiti tradizionali e quindi la perdita di diverse poltrone per molti politici evidentemente incollati al proprio personale privilegio.
Si parla molto qui in Italia in questi giorni di autonomia regionale. Il Gufo esprime pareri a volte critici e a volte favorevoli, ma per fortuna qui in Italia il presidente del Consiglio non si è sognato, nei giorni dei due referendum consultivi che si sono celebrati nella Regione Lombardia e nella Regione Veneto, di impedire l'esercizio del diritto di voto e nemmeno di pensare di inviare l'Esercito a Milano oppure a Venezia oppure di minacciare di esautorare i due governatori in carica. Siamo ''fortunati'' a essere governati dal ''debole'' Gentiloni, che politicamente è a fine legislatura e a fine stagione, ma che rispetta una tradizione italiana di solito pacifica nel rispetto della manifestazione del libero pensiero. Abbiamo votato oppure non siamo andati a votare ma è stata una libera scelta dei cittadini, che oggi possono commentare e analizzare i risultati del voto e le conseguenze politiche di questi risultati, ma non dobbiamo dimenticare il dramma della Catalogna e della Spagna e il cuore di ognuno di noi è chiamato a seguire con profonda angoscia personale e con grave turbamento politico le vicende dei gravissimi danni materiali e di immagine che un politicante incapace ma inchiavardato alla propria poltrona sta facendo alla Catalogna, alla Spagna e all'intera Unione Europea
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