martedì 7 novembre 2017

IL SOLILOQUIO ESISTENZIALE DEL GUFO CHE RIVENDICA ''IL DIRITTO AL NERO'' NEL QUADRO CHE DESCRIVE LA PROPRIA ANIMA

In un percorso psicologico,   il quadro sentimentale ed emotivo di una persona viene rappresentato come la tavolozza dei colori di un pittore che si posiziona davanti a un quadro per dipingere il proprio capolavoro.    Esiste il nero della rabbia  e  perfino del rancore e dell'odio,   il grigio della noia e dell'apatia,   il rosso dell'amore,   il verde della speranza,   l'azzurro della gioia,   il viola della tristezza  e  molti altri colori del  ''piccolo arcobaleno''  che va a descrivere l'anima umana.     ESISTE ANCHE IL NERO NELL'ANIMA UMANA,   ED E'  ANCHE GRAZIE AL NERO CHE SI RIESCE A RIEMPIRE IL QUADRO COMPONENDO IL DISEGNO NEI MINIMI DETTAGLI.     La visione  ''rivoluzionaria''  del Gufo è proprio questa  ''legittimazione del nero'',    la rabbia non deve mai essere repressa ma deve riuscire ad esprimersi con la propria forma,   e  si deve anche avere il diritto  e  a volte il dovere di dire  ''quella persona mi sta pesantemente sulle palle''   perchè nessuno è perfetto  e  nessuno deve arrogarsi la pretesa di raccogliere consensi plebiscitari  e  di essere esente non solo da critiche da vivere con fastidio,   ma anche dalla pesante antipatia che altri possono avere nei suoi confronti.      Siamo in una società che è peggio dei Mercanti del Tempio di Gerusalemme  e  degli antichi Farisei  e  Sepolcri Imbiancati perchè mentre nel mondo intero dilagano guerre,   stragi,   terrorismo  e  forme di competizione sfrenata che pensano solo a reprimere il debole in televisione  e  sui social network dilagano discorsi da applausi generali,   da incenso sparso a piene mani,   da  ''volemose bene''  a tutti i costi al punto che chi fa una critica oppure chi non partecipa attivamente  ''al coro degli angeli''  (il quale non è niente altro che la Fiera delle Vanità e delle Ipocrisie)  viene tacciato di  ''fare polemiche''  che come tutte le polemiche sono per definizione  ''inutili'',    mentre in realtà non esiste nulla di più inutile dell'incenso  e  degli applausi,   dei trionfalismi facili  e  della propaganda su qualsiasi  ''buona azione''  che viene messa in pratica.     Ecco quindi che il Gufo difende e rivendica  ''il diritto al nero'',   utilizza quel colore della tavolozza per dipingere il quadro della propria anima  e  del proprio umore estremamente variabile,   e  ammette pubblicamente che SI,   ci sono delle persone  ''che stanno sulle palle''  al Gufo  e  sono un numero non esiguo di persone,    perchè il quadro della libertà vera e reale non è  ''il volemose bene generale''  del  ''tarallucci e vino all'italiana''  ma è quello nel quale ti svegli una mattina e scopri che quella persona ti sta antipatica e che tu stesso,   magari non da quella persona ma da altri,   raccogli sentimenti di funesta antipatia       

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