In un percorso psicologico, il quadro sentimentale ed emotivo di una persona viene rappresentato come la tavolozza dei colori di un pittore che si posiziona davanti a un quadro per dipingere il proprio capolavoro. Esiste il nero della rabbia e perfino del rancore e dell'odio, il grigio della noia e dell'apatia, il rosso dell'amore, il verde della speranza, l'azzurro della gioia, il viola della tristezza e molti altri colori del ''piccolo arcobaleno'' che va a descrivere l'anima umana. ESISTE ANCHE IL NERO NELL'ANIMA UMANA, ED E' ANCHE GRAZIE AL NERO CHE SI RIESCE A RIEMPIRE IL QUADRO COMPONENDO IL DISEGNO NEI MINIMI DETTAGLI. La visione ''rivoluzionaria'' del Gufo è proprio questa ''legittimazione del nero'', la rabbia non deve mai essere repressa ma deve riuscire ad esprimersi con la propria forma, e si deve anche avere il diritto e a volte il dovere di dire ''quella persona mi sta pesantemente sulle palle'' perchè nessuno è perfetto e nessuno deve arrogarsi la pretesa di raccogliere consensi plebiscitari e di essere esente non solo da critiche da vivere con fastidio, ma anche dalla pesante antipatia che altri possono avere nei suoi confronti. Siamo in una società che è peggio dei Mercanti del Tempio di Gerusalemme e degli antichi Farisei e Sepolcri Imbiancati perchè mentre nel mondo intero dilagano guerre, stragi, terrorismo e forme di competizione sfrenata che pensano solo a reprimere il debole in televisione e sui social network dilagano discorsi da applausi generali, da incenso sparso a piene mani, da ''volemose bene'' a tutti i costi al punto che chi fa una critica oppure chi non partecipa attivamente ''al coro degli angeli'' (il quale non è niente altro che la Fiera delle Vanità e delle Ipocrisie) viene tacciato di ''fare polemiche'' che come tutte le polemiche sono per definizione ''inutili'', mentre in realtà non esiste nulla di più inutile dell'incenso e degli applausi, dei trionfalismi facili e della propaganda su qualsiasi ''buona azione'' che viene messa in pratica. Ecco quindi che il Gufo difende e rivendica ''il diritto al nero'', utilizza quel colore della tavolozza per dipingere il quadro della propria anima e del proprio umore estremamente variabile, e ammette pubblicamente che SI, ci sono delle persone ''che stanno sulle palle'' al Gufo e sono un numero non esiguo di persone, perchè il quadro della libertà vera e reale non è ''il volemose bene generale'' del ''tarallucci e vino all'italiana'' ma è quello nel quale ti svegli una mattina e scopri che quella persona ti sta antipatica e che tu stesso, magari non da quella persona ma da altri, raccogli sentimenti di funesta antipatia
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