Sono state raccontate delle vere e proprie "bufale", una marea di puttanate, ai cittadini di Castelli Calepio sulla questione della rivalsa nei confronti di Clementina Belotti, e il Gufo ha deciso di "fare piazza pulita" di tutta la marea di fesserie che sono state raccontate, ripristinando la realtà dei fatti.
LA PRIMA "BUFALA" E' CHE LA DECADENZA "E' UNA PRESA D'ATTO" - si tratta di una vera e propria trombonata, ogni organo elettivo (sia il Parlamento nazionale che nel suo piccolo un Consiglio Comunale) è l'unico organo legittimato a deliberare se un proprio membro deve essere dichiarato decaduto. Il Consiglio Comunale è sovrano in materia di decadenza perchè i suoi membri su quella vicenda non devono decidere se il consigliere è colpevole oppure no di avere commesso qualcosa, ma deve semplicemente stabilire se quella lite / quel contenzioso reale e / o potenziale tra consigliere ed Ente è da considerarsi dal punto di vista tecnico e politico "causa di incompatibilità a carico del consigliere": quindi ogni consigliere nella propria valutazione e nell'esercizio del proprio voto a favore oppure contro la decadenza del suo collega può anche non considerare "decisiva" la lettera di un avvocato di parte, perchè quel consigliere deve esaminare una vicenda nel suo complesso e quindi deve formarsi il suo giudizio in modo libero non solo sulla base di una pluralità di documenti e di informazioni che gli devono essere forniti in modo completo ed esaustivo, ma anche sulla base dei propri convincimenti personali. La decadenza non è quindi "una presa d'atto tecnico" ma è un voto politico a tutti gli effetti, la cui responsabilità finisce in collo al consigliere che ha votato
LA SECONDA "BUFALA" E' "I CITTADINI PAGANO LA MULTA DI CLEMENTINA BELOTTI" - affermazione assai "tirata per i capelli" perchè in questo caso a essere stato riconosciuto colpevole di infrazione e sanzionato è stato l'Ente (il Comune di Castelli Calepio) e non la persona fisica; poi siccome per legge ogni volta che l'infrazione è stata commessa da un Ente oppure da una società oppure da una associazione si deve individuare ai fini civilistici la figura di una persona fisica "responsabile in solido", in questi casi la persona individuata è sempre "il sindaco pro tempore" (nel caso di un Comune) oppure il presidente / legale rappresentante (nel caso di un'associazione oppure di una società). Il debitore principale è quindi il Comune, che infatti in diversi casi nel passato ha rifiutato di attivare procedure di rivalsa nei confronti di ex sindaci che erano stati individuati come "debitori in solido" nella loro veste di "sindaci pro tempore" in carica nel momento in cui si era verificato il problema che aveva dato origine a una sanzione
LA TERZA "BUFALA" E' CHE FINO A QUANDO CLEMENTINA BELOTTI NON DECADE, QUALSIASI ATTO DEL COMUNE POTREBBE ESSERE IMPUGNATO - esiste una marea di sentenze che afferma che fino a quando un consigliere comunale è in carica e non è stato formalmente dichiarato decaduto con voto del Consiglio Comunale, egli è in carica "nella pienezza dei suoi poteri e dei suoi doveri" quindi può votare tranquillamente su qualsiasi argomento senza che il suo voto va a travolgere la validità della deliberazione, se quel voto è stato liberamente espresso nei modi previsti da leggi e regolamenti comunali. E' vero semmai il caso contrario: se Clementina Belotti fosse stata illegittimamente estromessa dal Consiglio e poi avesse fatto ricorso legale contro la propria esclusione, in caso di accoglimento successivo di quel ricorso tutte le votazioni a cui aveva partecipato colui che le era subentrato sarebbero state a loro volta "a rischio di ricorsi legali" perchè la persona che aveva titoli per partecipare alla votazione ne era stata esclusa da una deliberazione di decadenza del Consiglio Comunale di cui era stata dichiarata successivamente l'illegittimità
LA QUARTA "BUFALA" ERA LA CONVOCAZIONE DI URGENZA - come hanno dichiarato in aula i consiglieri di minoranza Massimiliano Chiari di "Castelli Calepio Cambia" e Flavio Bizzoni del "Patto per Castelli Calepio", la vicenda della rivalsa è stata attivata dagli uffici comunali già nel mese di settembre 2017 quando è stata spedita l'ingiunzione di pagamento nei confronti della consigliera leghista; non se ne viene quindi a conoscenza all'improvviso nel mese di gennaio 2018, "è già un po' di tempo che la questione bolle in pentola" ha infatti dichiarato Flavio Bizzoni. Siccome nel mese di settembre 2017 non fu attivata nessuna procedura di convocazione di urgenza del Consiglio Comunale, risulta grottesco che si sono lasciati trascorrere addirittura quattro mesi e ci si è svegliati all'improvviso all'inizio di questa settimana scoprendo che esistevano i requisiti di urgenza della convocazione; peraltro quei requisiti di urgenza si è dimostrato che erano semplicemente inesistenti perchè il Consiglio Comunale stesso (all'unanimità dei presenti alla seduta) ha di fatto dichiarato inesistenti quei requisiti nel momento in cui ha accettato di votare la sospensiva e il rinvio della questione "a una futura convocazione in data da destinarsi". Il Consiglio Comunale di Castelli Calepio con propria stessa deliberazione ha dichiarato di fatto che la procedura da attivare è quella "ordinaria" e trattandosi di organo sovrano in quanto eletto dai cittadini (e quindi legittimato a deliberare in tal senso) ha fatto crollare nel modo più miserabile in assoluto la "bufala" della convocazione con procedura di urgenza
Tutte queste "bufale" adesso sono state smentite e quindi la credibilità di alcuni buontemponi che sono andati in giro a "farsi belli davanti ai cittadini nei diversi Bar Sport del paesello" è la stessa credibilità che hanno dimostrato di possedere ieri sera quando non sono riusciti nemmeno a convincere i loro stessi colleghi di maggioranza a essere in aula in un numero sufficiente a evitare colpi di scena e patetiche figuracce politiche. Conviene quindi che gli uffici comunali possano preparare la documentazione in modo completo da mettere a disposizione di tutti i consiglieri comunali e la possano consegnare dietro un congruo intervallo di almeno dieci giorni di tempo in modo che i singoli consiglieri possano essere informati dei fatti e decidere quindi con conoscenza e con coscienza delle situazioni. La vicenda non sarà risolta andando a fare spettacolo in mezzo al popolo sperando di trovare qualche caprone che crede alla favola dell'asino che vola e che abbocca a qualche "bufala" abilmente raccontata dal solito politicante da quattro soldi a caccia di qualche voto in più, ma va risolta in una serata pubblica come è quella di una seduta di Consiglio Comunale, e va risolta dai consiglieri comunali (convocati in modo serio e non con in mano una sola mail di un avvocato e nulla più) con una procedura e con modalità che possano risolvere la questione riducendo al minimo il rischio futuro (per l'Ente e per le persone fisiche coinvolte) di trascinare avanti per anni la questione a colpi di contenziosi legali e di denunce varie nelle aule di Giustizia
LA PRIMA "BUFALA" E' CHE LA DECADENZA "E' UNA PRESA D'ATTO" - si tratta di una vera e propria trombonata, ogni organo elettivo (sia il Parlamento nazionale che nel suo piccolo un Consiglio Comunale) è l'unico organo legittimato a deliberare se un proprio membro deve essere dichiarato decaduto. Il Consiglio Comunale è sovrano in materia di decadenza perchè i suoi membri su quella vicenda non devono decidere se il consigliere è colpevole oppure no di avere commesso qualcosa, ma deve semplicemente stabilire se quella lite / quel contenzioso reale e / o potenziale tra consigliere ed Ente è da considerarsi dal punto di vista tecnico e politico "causa di incompatibilità a carico del consigliere": quindi ogni consigliere nella propria valutazione e nell'esercizio del proprio voto a favore oppure contro la decadenza del suo collega può anche non considerare "decisiva" la lettera di un avvocato di parte, perchè quel consigliere deve esaminare una vicenda nel suo complesso e quindi deve formarsi il suo giudizio in modo libero non solo sulla base di una pluralità di documenti e di informazioni che gli devono essere forniti in modo completo ed esaustivo, ma anche sulla base dei propri convincimenti personali. La decadenza non è quindi "una presa d'atto tecnico" ma è un voto politico a tutti gli effetti, la cui responsabilità finisce in collo al consigliere che ha votato
LA SECONDA "BUFALA" E' "I CITTADINI PAGANO LA MULTA DI CLEMENTINA BELOTTI" - affermazione assai "tirata per i capelli" perchè in questo caso a essere stato riconosciuto colpevole di infrazione e sanzionato è stato l'Ente (il Comune di Castelli Calepio) e non la persona fisica; poi siccome per legge ogni volta che l'infrazione è stata commessa da un Ente oppure da una società oppure da una associazione si deve individuare ai fini civilistici la figura di una persona fisica "responsabile in solido", in questi casi la persona individuata è sempre "il sindaco pro tempore" (nel caso di un Comune) oppure il presidente / legale rappresentante (nel caso di un'associazione oppure di una società). Il debitore principale è quindi il Comune, che infatti in diversi casi nel passato ha rifiutato di attivare procedure di rivalsa nei confronti di ex sindaci che erano stati individuati come "debitori in solido" nella loro veste di "sindaci pro tempore" in carica nel momento in cui si era verificato il problema che aveva dato origine a una sanzione
LA TERZA "BUFALA" E' CHE FINO A QUANDO CLEMENTINA BELOTTI NON DECADE, QUALSIASI ATTO DEL COMUNE POTREBBE ESSERE IMPUGNATO - esiste una marea di sentenze che afferma che fino a quando un consigliere comunale è in carica e non è stato formalmente dichiarato decaduto con voto del Consiglio Comunale, egli è in carica "nella pienezza dei suoi poteri e dei suoi doveri" quindi può votare tranquillamente su qualsiasi argomento senza che il suo voto va a travolgere la validità della deliberazione, se quel voto è stato liberamente espresso nei modi previsti da leggi e regolamenti comunali. E' vero semmai il caso contrario: se Clementina Belotti fosse stata illegittimamente estromessa dal Consiglio e poi avesse fatto ricorso legale contro la propria esclusione, in caso di accoglimento successivo di quel ricorso tutte le votazioni a cui aveva partecipato colui che le era subentrato sarebbero state a loro volta "a rischio di ricorsi legali" perchè la persona che aveva titoli per partecipare alla votazione ne era stata esclusa da una deliberazione di decadenza del Consiglio Comunale di cui era stata dichiarata successivamente l'illegittimità
LA QUARTA "BUFALA" ERA LA CONVOCAZIONE DI URGENZA - come hanno dichiarato in aula i consiglieri di minoranza Massimiliano Chiari di "Castelli Calepio Cambia" e Flavio Bizzoni del "Patto per Castelli Calepio", la vicenda della rivalsa è stata attivata dagli uffici comunali già nel mese di settembre 2017 quando è stata spedita l'ingiunzione di pagamento nei confronti della consigliera leghista; non se ne viene quindi a conoscenza all'improvviso nel mese di gennaio 2018, "è già un po' di tempo che la questione bolle in pentola" ha infatti dichiarato Flavio Bizzoni. Siccome nel mese di settembre 2017 non fu attivata nessuna procedura di convocazione di urgenza del Consiglio Comunale, risulta grottesco che si sono lasciati trascorrere addirittura quattro mesi e ci si è svegliati all'improvviso all'inizio di questa settimana scoprendo che esistevano i requisiti di urgenza della convocazione; peraltro quei requisiti di urgenza si è dimostrato che erano semplicemente inesistenti perchè il Consiglio Comunale stesso (all'unanimità dei presenti alla seduta) ha di fatto dichiarato inesistenti quei requisiti nel momento in cui ha accettato di votare la sospensiva e il rinvio della questione "a una futura convocazione in data da destinarsi". Il Consiglio Comunale di Castelli Calepio con propria stessa deliberazione ha dichiarato di fatto che la procedura da attivare è quella "ordinaria" e trattandosi di organo sovrano in quanto eletto dai cittadini (e quindi legittimato a deliberare in tal senso) ha fatto crollare nel modo più miserabile in assoluto la "bufala" della convocazione con procedura di urgenza
Tutte queste "bufale" adesso sono state smentite e quindi la credibilità di alcuni buontemponi che sono andati in giro a "farsi belli davanti ai cittadini nei diversi Bar Sport del paesello" è la stessa credibilità che hanno dimostrato di possedere ieri sera quando non sono riusciti nemmeno a convincere i loro stessi colleghi di maggioranza a essere in aula in un numero sufficiente a evitare colpi di scena e patetiche figuracce politiche. Conviene quindi che gli uffici comunali possano preparare la documentazione in modo completo da mettere a disposizione di tutti i consiglieri comunali e la possano consegnare dietro un congruo intervallo di almeno dieci giorni di tempo in modo che i singoli consiglieri possano essere informati dei fatti e decidere quindi con conoscenza e con coscienza delle situazioni. La vicenda non sarà risolta andando a fare spettacolo in mezzo al popolo sperando di trovare qualche caprone che crede alla favola dell'asino che vola e che abbocca a qualche "bufala" abilmente raccontata dal solito politicante da quattro soldi a caccia di qualche voto in più, ma va risolta in una serata pubblica come è quella di una seduta di Consiglio Comunale, e va risolta dai consiglieri comunali (convocati in modo serio e non con in mano una sola mail di un avvocato e nulla più) con una procedura e con modalità che possano risolvere la questione riducendo al minimo il rischio futuro (per l'Ente e per le persone fisiche coinvolte) di trascinare avanti per anni la questione a colpi di contenziosi legali e di denunce varie nelle aule di Giustizia
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