lunedì 29 gennaio 2018

SOLOVKI, LE ISOLE DEL MARTIRIO

"Solovki,   le isole del martirio",   libro scritto da Jurj Brodskji,   anno di edizione del libro 1998;   di quei luoghi parla anche il famoso scrittore Solgenitsyn nel suo celebre capolavoro  "Arcipelago Gulag".   Molti di noi,   qui a Castelli Calepio,   e  fatta eccezione delle persone che hanno visitato una o più volte la Russia  (il Gufo purtroppo non ha ancora visitato quella straordinaria  e  meravigliosa nazione),   davanti a una cartina geografica europea non saprebbero nemmeno immaginare che esistono le Isole Solovki,   talmente sono piccole  e  scarsamente popolate  (nei censimenti più recenti si sfiorano i mille abitanti distribuiti su sei isole),   addirittura prive di un vero e proprio paesello che possa avere il titolo di  "capoluogo"  di quelle isole.    Sono descritte dai libri delle guide turistiche come luoghi meravigliosi,   oasi naturali dove regna il silenzio  e  la tranquillità,    dominate dal monastero ortodosso che è la grande attrazione storica  e  culturale di quelle piccole isole russe.   Raggiungerle è difficilissimo:   si deve arrivare innanzitutto nella capitale  (a Mosca)  oppure a San Pietroburgo,   quindi si deve andare in una delle due grandi città portuali del Nord della Russia  (Murmansk  e  Arcangelo,   è preferibile per motivi di praticità raggiungere la città di Murmansk)  e  poi prendere il treno per il paesello di Kem',   dal quale  (due volte al giorno,   andata e ritorno)  sono in partenza i traghetti che consentono di raggiungere le Isole Solovki.

Sembra una descrizione di una visita turistica,   ma il fatto che è sconosciuto a moltissime persone è che furono uno dei peggiori lager dell'Unione Sovietica  e  del regime comunista.    Un milione di persone entrarono in quelle isole,   non si conoscerà mai  (se non tramite stime approssimative,   quasi sempre per difetto)  il reale numero delle persone che hanno perso la vita in quei campi di sterminio,   ma è praticamente certo che almeno un quarto delle persone che entrarono in quelle isole non sono mai più tornate indietro.    I primi ad essere uccisi furono i monaci ortodossi:   vittime innocenti della malvagità del regime sovietico,   avevano la sola colpa di abitare e di pregare in quel monastero che era stato requisito nel 1919 con  "esproprio proletario"  dal governo statale guidato da Lenin con l'obiettivo di creare dei  "campi di lavori forzati"  per prigionieri  (soprattutto per i dissidenti politici  e  per chi si opponeva al regime)   e  quindi furono uccisi,   nella maggior parte dei casi perchè si rifiutarono di collaborare con gli aguzzini  e  magari di diventare aguzzini loro stessi.    La vera e propria  "forma di tortura"  era la natura stessa delle Isole Solovki:   costringere a lavori forzati diverse migliaia di persone ammassate in piccole isole  "fuori dal mondo"   (quindi senza nemmeno quella piccolissima  possibilità di fuga che spesso aiuta il prigioniero a sopravvivere,   sognando di poter riuscire a trovare un modo per evadere da quel luogo di orrore  e  di disperazione),   in temperature freddissime,   con un trattamento disumano che condannò molti di essi a morire di fame  e  di stenti,   era una vera e propria condanna a morte prima ancora che fossero esercitate quelle violenze fisiche  e  psicologiche che non mancano mai in quei luoghi di sterminio.    I luoghi dell'orrore  e  della tortura erano il  "sovkhoz"   (un laboratorio collettivo di lavori forzati)  e  la Chiesa dell'Ascensione del Signore situata sulla collina di Sekirnajia che fu trasformata in carcere con vere e proprie  celle di isolamento  per detenuti  "indisciplinati",    e  divenne il luogo dell'orrore dove erano eseguite in modo spietato le condanne a morte di quei detenuti.    Gli  "ospiti"  delle Isole Solovki erano innanzitutto i preti,   gli scrittori,   gli scienziati,  gli  "intellettuali"  e  i  "nemici del popolo";   la beffa era lo slogan  "rieducare le persone con il lavoro e con lo sport"   e  per non fare mancare nulla esisteva anche un giornaletto di pura propaganda sovietica  (si chiamava  "Novye Solovki"),   esisteva una orchestrina che suonava musiche allegre  (si trattava di una vera e propria beffa essere costretti ad ascoltare quei motivi musicali in un luogo di morte  e  di tortura);    esisteva una scritta non meno crudele e sadica di quella del lager di Auschwitz che recitava  "Evviva il lavoro libero e gioioso"  ma la realtà quotidiana era di detenuti bastonati fino alla morte,   di persone lasciate morire al freddo nelle terribili zone paludose di quelle isole sperdute,   di diverse morti per malattie  e  per fucilazioni di detenuti,   di condizioni igieniche  e  alimentari disastrose create ad arte dai più spietati degli aguzzini di quel luogo.    La peggiore forma di tortura è quella della  "gogna pubblica"  che viene inflitta a diversi prigionieri prima di eseguire la sentenza:   spesso dopo questa oscena esibizione di persone innocenti davanti agli altri sfortunati compagni di prigionia,   il torturato viene spogliato  e  lasciato praticamente nudo ad attendere la morte per congelamento  e  per freddo in quelle isole vicine alla zona del Circolo Polare Artico.   

E'  molto difficile raccogliere testimonianze di prigionieri,    non si conoscono nemmeno i nomi degli aguzzini più feroci,    molti degli eventi drammatici accaduti nelle Isole Solovki sono avvolti ancora oggi nel mistero,   e  anche quando si raggiungono quelle isole russe per una visita turistica nei luoghi terribili degli eventi del regime sovietico non sono rimasti niente altro che pochi ruderi decrepiti  e  in rovina.   Non solo il luogo remoto  e  difficilissimo da raggiungere  e  anche da individuare su una cartina geografica,   ma anche una censura feroce  (e una ancora più incredibile  "auto censura"  che ci impedisce ancora oggi,   persino nelle nazioni libere e democratiche dell'Unione Europea,   di parlare diffusamente di quelle stragi drammatiche)   ha inghiottito questo capitolo tristissimo della storia europea.    E'  accaduto in Russia nel secolo scorso,   meno di cento anni fa,   è un crimine contro l'Umanità  ma  è come se nulla fosse mai successo,    e   questo triste post  (molto scarno  e  scarso di informazioni)   vuole solamente aprire lo spazio alla riflessione  e  alla memoria,   perchè le vittime innocenti degli anni più terribili di quelle isole russe non meritano di essere dimenticati per sempre  e  sepolti non solo fisicamente,   ma anche dalla  "non memoria storica"  su quei crimini orrendi 

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