giovedì 22 febbraio 2018

I SENTIMENTI E GLI ECCESSI DI TREDICI "SOLISTI", LA (NON) SQUADRA CHE NON E' MAI STATA UNA SQUADRA, L'EGO SMISURATO E DILAGANTE DEL "PESCE PILOTA": LA CRISI DELLA DESTRA LOCALE NON E' "LA CRISI DELLE MULTE DEI DEPURATORI" MA E' LA DISSOLUZIONE FINALE DELLA "NON SQUADRA"

E'  esplosa definitivamente la crisi irreversibile della maggioranza Lega Nord - Forza Italia,  e  a questo punto non ha nemmeno più importanza sapere se questa legislatura arriverà alla fine magari con equilibrismi sul filo del rasoio in aula di Consiglio Comunale oppure trascinandosi stancamente in mezzo a litigate  e  ad accuse reciproche all'interno di un gruppo di tredici persone che non si sopportano più;   ormai le ragioni di fondo che avevano dato origine e tenuto  (malamente)  in vita quella maggioranza per tre anni e mezzo sono venute a mancare per sempre,   e  quindi quello che nascerà dalle macerie di queste vicende sarà qualcosa che non ha nulla a che vedere con il passato  ma  che traggono allo stesso tempo origine dal passato recente  e  remoto di Castelli Calepio.    Chi legge i giornali  e  i social network la definisce  "la crisi delle multe sui depuratori",   la vicenda della decadenza di Clementina Belotti che avrebbe fatto precipitare definitivamente la situazione a un livello irreparabile:   ma i fatti dei due Consigli Comunali del 25 gennaio 2018  e  del 20 febbraio 2018,   che hanno portato alla rottura definitiva tra i due principali esponenti della coalizione  (il sindaco Benini di Forza Italia,   la ex sindaca Clementina Belotti della Lega Nord)  è stata solo l'esplosione finale di una crisi che è in atto da almeno tre anni,   il colpo di grazia a un rapporto che da diversi mesi era ormai palesemente arrivato  "alla frutta"  se non addirittura  "alla tazzina del caffè".   

In realtà la crisi ha una motivazione più profonda,  la ragione più antica  e  micidiale della Vita  e  della Politica.   Tutte le risse interne alla maggioranza  (che si sono sempre concretizzate con dimissioni di assessori  e  restituzioni delle deleghe da parte di consiglieri spesso avvenute con modalità  "sopra le righe",   teatrali  e  solitarie)   hanno una caratteristica che le rende uniche nel loro genere  e  apparentemente inspiegabili:   il gesto come  "simbolo"  e  non come formalizzazione di un evento oppure di una situazione,   spesso si creava ad arte la situazione  (magari anche in modo grottesco)  per avere la giustificazione formale per il compimento del gesto.     I gesti sono quasi sempre stati decisioni solitarie,   mai  "di gruppo",    fatta eccezione per i fatti del 17 novembre 2017 quando ormai la situazione era già precipitata da diversi mesi.    Non si sono mai verificati casi di proteste di un intero partito,   ma una raffica di  "colpi di scena solitari"  a suon di dimissioni volontarie,   di restituzioni di deleghe a titolo individuale,   di assenze improvvise a riunioni di Giunta e di Consiglio Comunale,   in uno stillicidio continuo di risse e  di monologhi solitari  (famosi quelli delle  "comunicazioni del sindaco"  in Consiglio Comunale oppure i suoi proclami lanciati su  "Araberara")  che spesso finivano in modo clamoroso sui giornali locali  e  sui social network dove sono letteralmente  "volati gli stracci"  dalla mattina alla sera senza interruzione.     Pertanto,   alla luce di questi eventi,   il Gufo attribuisce la ragione della crisi a  una  (non)  squadra che non è mai stata una squadra,   guidata da un leader egocentrico che faceva prevalere la parola  'IO'  sulla parola  'NOI'  e  quando l'esempio viene dall'alto gli altri rapidamente si adeguano al suo modo di agire.    Tredici solisti più o meno straordinari,   e  come fattore esterno uno scrittore solitario che narrava le loro gesta con resoconti che andavano  "a colpo sicuro"  perchè conoscendo fin nelle viscere delle loro anime quasi tutti i protagonisti non aveva bisogno di documentarsi perchè sapeva benissimo come si sarebbe comportato ognuno di loro,    hanno messo in scena la Vita prima ancora della Politica,  sono stati  "sè stessi"  con il loro  "EGO"  fortissimo  e  quel maledetto vizio che ha la destra di trascinare sempre in piazza le proprie risse  e  di  "andare sopra le righe"  per inseguire l'eccesso;   e  la Vita cosa propone se non sentimenti intensi,   amore e odio,   simpatia  e  antipatia,   gelosia  e  invidia contrapposte all'ammirazione verso l'intellettuale del gruppo,   rancore profondo  e  riappacificazioni clamorose,    opportunismi politici  e  "amore viscerale per le cause perse"  trascinato fino a immolarsi per qualcosa in cui si crede??   

Gli eccessi di questa destra  "anomala"  hanno prodotto la più clamorosa litigata politica  e  personale a cui si è mai assistito nella cronaca politica di Castelli Calepio,   hanno portato la situazione fino alla dissoluzione perchè nella loro anima non esiste spazio per la mediazione;   e  anche se questa destra che ama gli eccessi  e  vive pericolosamente sul filo del rasoio non lo ammetterà mai,   tutti loro vogliono  (nel profondo del loro cuore)   "la scena madre finale"  che è quasi un momento di purificazione perchè salta fuori il senso della Vita inteso come avventura,   come situazione sepolcrale che ci restituisce la nostra vera anima  e  lascia sul terreno l'impronta originale di ognuno di noi.    Quella della destra di Castelli Calepio non è,  non sarà mai  "la crisi delle multe dei depuratori"  ma è semplicemente la separazione di tredici solisti che vogliono essere restituiti alla loro libertà,    abbattere  "la gabbia di matti"  che per anni li ha tenuti prigionieri  e  volare verso il loro orizzonte infinito dove potranno  (ognuno per sè stesso oppure in piccoli gruppetti  e  "salottini da thè")  ritrovare finalmente la felicità politica che in questi lunghi anni di convivenza forzata era venuta loro a mancare          

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