Non vi avevano informati (i politicanti locali, a partire dal Grande Imperatore) ma la procedura per sbattere fuori Clementina Belotti dal Consiglio Comunale non era una mera "presa d'atto tecnica" da liquidare con una seduta convocata con procedura di urgenza la serata del 17 gennaio 2018 ma si sta rivelando un procedimento complesso e assai lungo che ci accompagnerà fino a metà marzo. Infatti la procedura di decadenza di un consigliere comunale è la versione amministrativa della contestazione disciplinare con licenziamento a carico di un dipendente privato: innanzitutto si devono contestare i fatti e concedere un periodo di qualche giorno per presentare le proprie giustificazioni, poi si devono esaminare le giustificazioni dell'accusato per stabilire se esse devono essere accolte oppure se non sono ritenute sufficienti e quindi si deve procedere a erogare la sanzione disciplinare, quindi si passa all'erogazione vera e propria (da notificare per forma scritta) della sanzione disciplinare e in caso di licenziamento la persona liquidata può decidere addirittura di contestare davanti a un giudice il provvedimento, per chiedere la reintegrazione al posto di lavoro originario oppure un risarcimento danni se viene riconosciuto che quel provvedimento fu illegittimo oppure ha provocato danni alla persona. Nel caso di Clementina Belotti è la stessa identica procedura e infatti
NEL PRIMO CONSIGLIO COMUNALE (25 GENNAIO 2018) ci si è limitati a contestare l'esistenza del fatto che può determinare una "causa di incompatibilità", pochi giorni dopo la seduta la contestazione è stata notificata alla diretta interessata che è stata invitata a presentare le proprie contro deduzioni le quali sono state presentate nei dieci giorni successivi alla data di notifica della contestazione della causa di incompatibilità
NEL SECONDO CONSIGLIO COMUNALE (FINE FEBBRAIO) si procederà ad analizzare le contro deduzioni e il Consiglio Comunale dovrà deliberare di accettare queste contro deduzioni mantenendo in carica Clementina Belotti nella pienezza dei suoi diritti e doveri oppure se dichiarare "ufficialmente incompatibile" Clementina con la carica di consigliere; anche in questo caso la decisione deve essere notificata per forma scritta alla diretta interessata con l'invito a rimuovere la causa di incompatibilità entro dieci giorni, a pena di dichiarazione di decadenza in caso di mancata rimozione della circostanza che ha originato il provvedimento. In quel momento, pur se non ancora formalmente decaduta, la consigliera comunale "incompatibile" per evidenti ragioni di opportunità e di prudenza politica dovrebbe astenersi dalla partecipazione a qualunque seduta e votazione prima che non sarà intervenuta la decisione definitiva del Consiglio Comunale nei suoi confronti
NEL TERZO CONSIGLIO COMUNALE (QUALCHE GIORNO DOPO LE ELEZIONI POLITICHE DEL 4 MARZO 2018) se la diretta interessata non ha proceduto alla rimozione della causa di incompatibilità oppure non ha rassegnato le dimissioni volontarie dalla carica di consigliere comunale si procederà alla dichiarazione formale di decadenza; peraltro Clementina perderà la qualifica di consigliere comunale non quella sera stessa, ma solamente in conseguenza della notifica ufficiale della decisione del Consiglio Comunale che le va comunicata per forma scritta il più velocemente possibile dopo quella seduta
NEL QUARTO CONSIGLIO COMUNALE (IL GUFO RITIENE CHE DEVE ESSERE CONVOCATO "CON LE PROCEDURE ORDINARIE" E QUINDI ALMENO CINQUE GIORNI DOPO IL TERZO CONSIGLIO COMUNALE) si deve procedere alla surroga della consigliera decaduta con "il primo dei non eletti" e il Consiglio Comunale deve procedere ad esaminare quindi la posizione del consigliere che deve subentrare, per stabilire se ha i titoli e i requisiti per essere inserito in Consiglio Comunale oppure se esistono a suo carico motivi che ne impediscono l'eleggibilità a consigliere. Di solito è un'operazione meramente formale, ma in questo caso (per pura coincidenza) "il primo dei non eletti" fu assessore all'Ecologia e Ambiente negli anni dal 2007 fino al 2009 nei quali erano state erogate le sanzioni sul malfunzionamento dei depuratori comunali che sono all'origine di quella triste storia, e quindi si deve stabilire se è possibile dichiarare decaduto l'ex sindaco dell'epoca e fare entrare al suo posto il suo ex assessore all'Ecologia e Ambiente che si era occupato, a causa della natura del suo incarico, della gestione di quella vicenda in alcuni aspetti amministrativi e politici. Sarebbe improprio procedere in un unico Consiglio Comunale alla decadenza e nel successivo punto dell'ordine del giorno alla surroga del consigliere decaduto: essendo l'impallinamento di Clementina Belotti non derivante da dimissioni volontarie ma da una procedura nei suoi confronti, si ritiene che per il venire a meno della qualifica di consigliere non è sufficiente la mera votazione in aula (anche se "con immediata eseguibilità" della delibera) ma sia indispensabile l'atto formale della notifica del provvedimento, che ovviamente non può avvenire quella sera tra il primo e il secondo punto dell'ordine del giorno, se non si vogliono rischiare inutili contestazioni per vizi di forma
Se tutto procede rapidamente quindi la vicenda di Clementina Belotti non era "la presa d'atto tecnica" della serata del 17 gennaio 2018 ma si conclude esattamente due mesi più tardi, a metà marzo 2018; e anzichè quattro Consigli Comunali ne abbiamo dovuti convocare cinque, perchè il primo (quello con procedura di urgenza) fu una farsa e si concluse in un "nulla di fatto" provocando come unico effetto pratico quello di allungare inutilmente la procedura che già era complessa per propria natura; in realtà esattamente come il dipendente che contesta il licenziamento, anche Clementina Belotti in teoria una volta dichiarata formalmente decaduta dalla carica può presentare una sfilza di ricorsi giudiziari (in primo luogo l'eventuale ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale per contestare la decadenza e chiedere di essere reintegrata nelle sue funzioni, ma poi anche proponendo causa civile di risarcimento danni politici e morali contro l'Ente e anche contro le singole persone fisiche se si ritiene ingiustamente danneggiata da questa vicenda oppure resistendo alla richiesta di pagare i 58 mila euro di sanzione e quindi obbligando il Comune a quel punto ad andare avanti con la causa legale per il tentativo del recupero della somma; peraltro se le notifiche e le convocazioni dei vari Consigli Comunali non sono fatte "a norma di legge", in teoria la diretta interessata potrebbe anche proporre ricorsi per eventuali vizi di forma). Ci si deve innanzitutto chiedere se valeva la pena, a poco più di un anno dalla conclusione naturale della legislatura, sprecare due mesi e mezzo di tempo (e qualche migliaia di euro di soldi pubblici in consulenze legali) per occuparsi di una singola persona, e ritardare quindi la presentazione e la discussione in aula di importanti provvedimenti come il bilancio di previsione 2018. Ci si deve inoltre chiedere se era meglio per il Comune pagare i 58 mila euro e chiudere la vicenda oppure se tutto questo caos, alla fine, costerà all'Ente molto più dei 58 mila euro che furono l'importo della sanzione: perchè se alla fine della vicenda la somma spesa sarà superiore ai 58 mila euro, qualcuno potrebbe fare una segnalazione agli organi di controllo contabili per eventuale procedura di "danno erariale". Infine ci si deve chiedere se l'apertura di un contenzioso tra un Comune e un ex sindaco che fino a meno di due anni fa ricopriva addirittura l'incarico di assessore al Bilancio nella maggioranza che vota questi procedimenti penalizzanti nei suoi confronti è motivo di "danno di immagine" causato dalle notizie che usciranno sui giornali locali, e che sono già state pubblicate nei mesi scorsi. Infine, non si deve dare nulla per scontato: se in uno dei quattro passaggi elencati sopra dal Gufo per qualsiasi ragione dovesse venire a mancare il numero legale di sette consiglieri, la procedura finisce nel marasma perchè è necessaria una ulteriore convocazione del Consiglio Comunale per votare (magari "in seconda convocazione") il provvedimento travolto dalla mancanza del numero legale, e siccome è una votazione politica nella quale si esprime voto a favore oppure contrario anche in base ai convincimenti personali che i singoli consiglieri si sono formati sulla questione, nessuno può obbligare i consiglieri ad alzare la mano e a ratificare dicendo loro "è la legge, è il T.U.E.L." e tanto meno nessuno li può trascinare in aula con la forza se desiderano dissentire con lo strumento dell'assenza dall'aula nel giorno della seduta. Non dimentichiamo che se uno degli eventuali ricorsi al Tribunale Amministrativo Regionale della diretta interessata (qualora deciderà di opporsi legalmente alla eventuale decisione sfavorevole dei consiglieri nei suoi confronti) sarà accolto, si potrebbe assistere alla farsa di un Consiglio Comunale costretto a reintegrare la persona che fu "impallinata" e quindi tutti gli atti approvati eventualmente in sua assenza rischierebbero di essere travolti dalle conseguenze di quella decisione; peraltro una volta dichiarata la decadenza il Consiglio Comunale ha l'obbligo di procedere alla reintegrazione di tutti i membri mancanti (altrimenti sarebbe leso il diritto degli elettori di essere rappresentati da dodici consiglieri comunali) e anche la persona che ha titolo per subentrare grazie alla surroga nel momento in cui un consigliere decade formalmente acquisisce a sua volta il diritto a entrare in aula, partecipare alle sedute e alle votazioni di Consiglio Comunale e prendere il posto di chi è stato travolto dalla decadenza.
In pratica la vicenda è assai complessa, e quelli che dicevano "è una presa d'atto" in realtà sapevano benissimo che ci si infilava in un "nido di vespe" politico, amministrativo e con diverse implicazioni di carattere legale / giudiziario. Il Gufo ne prende atto e attende passivamente gli eventi, che dovevano procedere alla velocità della Falange Macedone e invece si trascineranno stancamente avanti con il passo lento del bradipo: e gli improvvisati avventurieri che avevano dato inizio alla procedura illudendosi di riuscire a impallinare la consigliera scomoda entro il 28 febbraio per procedere ad approvare il bilancio con il voto del "primo dei non eletti" devono solamente mettersi in ginocchio e ringraziare "il governo di sinistra" di Gentiloni che prorogando di un mese al 31 marzo 2018 la data di scadenza di legge come termine definitivo di approvazione del bilancio comunale, li ha salvati da una farsesca situazione nella quale (impantanati nella vicenda della decadenza di Clementina Belotti) non sarebbero stati in grado di votare il bilancio e quindi sarebbero stati commissariati dal Prefetto concludendo questa nefasta legislatura in un modo veramente inglorioso
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